—E Bauci;—aggiunse il capitano Fiesco.—Son due nomi greci; e Filemone vuol dir l’amante, e Bauci vuol dir la vezzosa, la graziosa, e simili altre delicatezze femminee.

—O Damiano! quante cose sai tu!

—Ti pare? Certo, so quasi tutte le inutili; e delle veramente utili una sola.

—Ah sì? sentiamola un po’?

—Amarti. Non sono Filemone? E bada, bambina, Filemone vuol anche dire accarezzante. Ond’io, se vorrai tener quella mano a posto....—

E un bacio corse, e fu reso. Bauci non voleva mentire al suo nome di graziosa.

Madonna Bianchinetta Fiesca, venuta poc’anzi a sedersi sulla sua sedia comitale, li vide entrare abbracciati, ed abbracciati correre a lei. Non era da farne caso, perchè così li vedeva ogni giorno; ed ella finalmente ne era tutta felice. Anch’ella amata, a’ suoi bei tempi; ma più rispettata che amata, essendo stata sposata ad un uomo dabbene, ma austero di modi, e diciamo pure un po’ orso. E vedova, e invecchiata nella vedovanza, era vissuta là molto sola, con quel benedetto ragazzo sempre in giro pel mondo, tanto in giro, che presto non bastandogli il vecchio, era andato in traccia del nuovo. Finalmente aveva messo il cervello a partito; ma per domare quel cervello c’era voluto il cuore. Ond’ella ebbe cagione di rallegrarsi, la nobil signora, e di amare anche più quella bellissima nuora che le aveva fatto il miracolo. Nessuna maraviglia, del resto; la contessa Juana si faceva adorare da tutti; senza volerlo, solamente mostrandosi, aveva stregato un po’ tutti.

La veneranda signora seppe quel ch’era avvenuto in Vialata; molto sommariamente, per altro, non avendo creduto opportuno suo figlio di riferirle per filo e per segno i discorsi suoi coll’eccelso Gian Aloise, mentre amava piuttosto trattenersi su quelli della nobile Caterina del Carretto nei Fieschi. Quella era una donna che capiva le cose; ed egli, il capitano, avesse pure a soffrirne la dignità mascolina della stirpe, sarebbe stato felicissimo se per tutte le terre dei Fieschi, da Savignone a Pontremoli, da Vialata a Gioiosa Guardia, non gli uomini avessero più comandato, ma una buona volta le donne. A quali altezze maggiori non sarebbe salita la gente Fiesca, in cinquanta e magari cent’anni di senno e di grazia al governo de’ suoi destini! E in quella vece, o miseria! si perdeva in vane contese e in più vane ambizioni il presente, guastando anche nel germe il futuro.

Sorrideva, madonna Bianchinetta, bene intendendo la ragione di tutti quegli amabili paradossi del suo amabilissimo figliuolo. Il fatto era questo, che i belli occhi di Fior d’oro avevano avuto più forza del miraggio di Pisa.

—Infine,—diceva,—se tu non hai ambizioni, perchè ne avremmo noi, che saremmo rimaste qua ad aspettarti?