“Amico, la mia querela col mondo è antica oramai, come l’uso ch’egli ha di maltrattarmi. Già mille combattimenti mi diede, e a tutti ho resistito finora; in che non mi ha giovato nessuno. Ei mi tiene crudelmente colato a fondo: solo mi regge la speranza di Chi creò tutti, e sudditi e re. Il soccorso di Lui fu prontissimo sempre. Un’altra volta, è già molto, trovandomi assai abbattuto, mi sollevò col suo braccio divino, dicendo: levati su, uomo di poca fede, che son io, non aver timore. Ma adesso la voce misteriosa non parla più come prima; temo forte che voglia altro di me.

“Da più d’un anno sto qui aspettando che don Fernando mi renda giustizia e m’ascolti, come aveva promesso anche a Voi. Tutti ottengono da lui, di dovunque arrivino; checchè gli propongano, son tutti ascoltati: più ancora se nemici miei, o da lui avuti per tali. Di me non si fa caso; anche qui tutti mi sfuggono, come fossi un lebbroso. Pensate a questo, Voi che avete visto il mio arrivo a Barcellona. Ora io vi sto mallevadore che non è uomo sì vile il quale non pensi d’oltraggiarmi. Se io avessi rubate le Indie per darle a Portoghesi, come una volta si sospettò indegnamente, quando la tempesta mi gittò nel ritorno alle rive del Tago, non potrebbero in Ispagna dimostrarmi nimicizia maggiore. Chi ciò crederebbe d’un paese, dove fu sempre tanta generosità di sentire?

“Grande aggravio ricevo da questo re, poi che la eccelsa donna mia protettrice è in cielo (che più non la vidi viva al mio ritorno), e non so come basteranno le forze a sostenere il mio dritto. Ma per rispetto a quella medesima dignità che Iddio mi ha data, quando permise che io discoprissi un mondo e lo rendessi alla sua fede, dovrò combattere fino all’ultimo soffio di vita. E son qui solo, nella mia pena, infermo, aspettando ogni dì da un uscio la giustizia degli uomini, dall’altro quella del cielo. Non è con me neppure il mio buon fratello don Bartolomeo, sempre in moto per mia cagione. Diego Mendez fu qui, nè vuole abbandonarmi del tutto; ma in troppe circostanze non fa al bisogno mio, dovendo, egli anche provvedere a sè stesso. Ah, i miei amici d’un tempo! Il loro affetto mi consolerebbe d’assai cose che mi mancano. E mi manchino pure per sempre; perchè “dove amore non è, più nulla è il resto„.—

Tremava, per commozione profonda, la voce della bella lettrice; e gli occhi del capitano Fiesco si erano velati di lagrime.

—Com’è vero!—diss’egli.—È questo il grido dell’anima.

—E noi lo sentiremo;—rispose Fior d’oro;—e correremo a lui, non è vero?

Messer Bartolomeo si turbò forte, a quell’altro grido dell’anima.

—Andrò certamente;—balbettò egli.—Ma tu....

—Ed io con te. Potrei forse lasciarti solo?

—Perchè no! Andavo pur solo a Pisa!