Ciò detto, il capitano Fiesco ritornò alla caminata, e là scrisse in fretta una lettera per Giovanni Passano.

—E questa è fatta;—diss’egli conchiudendo, mentre suggellava il foglio.—Se il Paradiso è ancora in porto, può esser qui doman l’altro. Non sarà neanche mestieri che ci facciamo vedere a Genova.—

Madonna Bianchinetta approvò tutti gli ordini del figliuolo, e la fretta con cui erano dati. Aveva sparse tante lagrime, la veneranda signora, sentendo legger la lettera del signor Almirante!

Due giorni appresso, sull’ora del vespro, la nave Paradiso gettava le àncore davanti alla spiaggia di Chiavari. Subito si spiccava dal suo bordo un palischermo, con quattro rematori sui banchi di voga, e Giovanni Passano al timone. Un’ora dopo, il fido luogotenente e ministro del conte Fiesco era a Gioiosa Guardia. Non si poteva fare più presto, nè meglio di così, per contentare quell’argento vivo del conte.

Messer Bartolomeo s’imbarcò a notte alta, avendo non meno alte ragioni di far ciò. Quel mozzo Bonito non doveva esser visto da tanta gente, che nei giorni festivi ammirava la contessa Juana nella chiesa di San Salvatore. Con messer Bartolomeo e col mozzo Bonito montarono in nave due scudieri, Pietro Gentile, e frate Alessandro. Il frate tornava al suo secondo uffizio d’elezione; non dimenticando il primo, per altro, poichè portava la sua tonaca e la sua cocolla, delle quali aveva fatto il solito involto.

—Portar l’abito indosso e portarlo in mano è tutt’uno;—diceva il frate scudiero.—L’essenziale è di non lasciarlo per via, di non gittarlo ai rovi, come fanno certuni, dimenticando i loro giuramenti. Io tengo i miei, onorando il glorioso fondatore dell’ordine, seguendone gli esempi, facendo allegramente quel po’ di bene che posso. Il benedetto san Francesco non voleva musi lunghi, nè ipocrisie. Gli uomini aveva tutti per fratelli; e chi si adoperava per utile dei fratelli, lo aveva per figliuolo.—

Anche don Garcìa avrebbe voluto seguire il padrone e accompagnare il conterraneo; tanto più che si approdava a Barcellona. Sosteneva di poter rientrare senza pericolo in Ispagna, avendo lasciato San Domingo col suo bravo congedo, per anzianità di servizio. Ma il capitano Fiesco non volle saperne di lui.

—Restate, don Garcìa;—gli aveva detto.—Dio guardi se qualcheduno vi riconosce....

—Avete ragione, signor conte;—aveva risposto don Garcìa, chinando umiliato la fronte.

—E non dico per questo che voi ora pensate;—replicò il capitano Fiesco.—Dico che anche essendo partito col vostro bravo congedo, vi siete allontanato da San Domingo insalutato hospite. E l’ospite era il governatore, che può aver notata la cosa. Il congedo, poi, era soltanto a voce. Insomma, vi dico che non è bene per voi venire laggiù, e meglio sarà che rimaniate qui, a godere davvero il vostro congedo benedetto.—