—Che Iddio vi benedica, conte Fiesco!—diss’egli, con voce mezzo soffocata da lagrime di tenerezza.—Ecco, vedete? è il primo raggio di sole che ci risplende, dopo tanti giorni di nuvole. Anche la primavera vuol mostrarsi, ora che voi ci arrivate. Ah, come siete stato buono a muovervi per me!

—Poteva dubitarne Vostra Eccellenza?—rispose il capitano Fiesco.

—Lasciate i titoli;—riprese Cristoforo Colombo.—Non me li dà Ferdinando; potete sopprimerli Voi.—

Non pareva al capitano Fiesco che il discorso del signor Almirante fosse conforme ai sani precetti della logica; e non volle lasciarlo passare senza protesta.

—Ecco,—diss’egli,—il re Ferdinando può molte cose, e potrà anche questa. Ma non possiamo sopprimerli noi, i vostri titoli, noi che vi abbiamo seguito, noi che abbiamo veduto come sapeste meritarli. Tornando a lui, siamo qui sulle terre del Cid; ed è venuto con me frate Alessandro, il quale saprà dirvi in canzone come fosse riconoscente un altro re ad un altro valentuomo.

—Eh, ci pensavo infatti, alla ricompensa che ebbe il valoroso don Rodrigo di Bivar dal suo re don Alfonso;—disse frate Alessandro, accostandosi al capezzale dell’infermo.—Mi astenevo dal parlare, per sentimento di rispetto. Mi permette ora Vostra Eccellenza che io le baci la mano?

—La guancia, buon frate, e siate il ben venuto anche voi;—rispose l’Almirante.—E mi pare, in tanta contentezza, di non sentire già più i miei dolori. Ospiti antichi e molesti, vorranno cedere il posto ai nuovi e cari che la provvidenza m’invia? Mi alzerò certamente un po’ prima del solito. Ma quel ragazzo.... quel giovinetto che è laggiù.... Oh, sarebbe vero? il mozzo Bonito?—

Il mozzo si fece innanzi a sua volta; grazioso adolescente, vestito alla marinaresca, di panni grossolani e mal tagliati, ma dai quali prendeva disgraziatamente più spicco la sua bella faccia vermiglia, inghirlandata dalle indocili ciocche dei capelli neri abbastanza arruffati.

—Sicuro,—diceva intanto il capitano Fiesco,—ecco il mozzo Bonito che avrebbe potuto venire in veste da paggio, ma si è fitto in capo di non indossare altri abiti che questi, per ripresentarsi al cospetto del suo Giocomina.

—Che idea! che idea!—mormorò l’Almirante, mentre, avendo presa la mano del mozzo, se la recava alle labbra, come in altri tempi la mano regale d’Isabella di Castiglia.—Venire fin qua!... tra questa gente.... a rinfrescare certe memorie dolorose!...