—Ha voluto;—rispose il capitano Fiesco;—ha voluto così, e non c’è stato verso di fargli cambiar proposito.
—Ebbene,—sentenziò l’Almirante,—sia fatta la volontà.... delle dame. Non è così che bisogna dire? E vi ringrazio con tutto il cuore, o mozzo Bonito. Perchè qui, naturalmente, l’abito fa il monaco, e non bisogna dir nomi, nè scoprire segreti.
—Così è, Giocomina;—rispose il bel mozzo, arrossendo;—resti il segreto, che mi ha permesso di accompagnare il conte Fiesco. Potevo io lasciarlo venire solo da voi? mentre il mio desiderio più vivo era quello di vedervi ancora una volta, e di portarvi l’attestato della mia gratitudine?
—Gratitudine! da Voi.... mozzo Bonito? E Voi, e i vostri, non avreste piuttosto ragione di maledirmi?—
Così parlava, non senza sospiri, lo scopritore di Haiti, mentre l’immagine di un popolo distrutto si affacciava agli occhi della sua mente turbata.
—Non dite, Giocomina, non dite!—ripigliò il mozzo Bonito, inginocchiandosi alla sponda del letto e prendendo amorosamente tra le sue morbide mani il pugno rattrappito del vecchio glorioso.—Tuttavia vi han reso giustizia, i figli d’Itiba; in Voi tutti hanno venerato un messaggero del cielo. Le vostre intenzioni erano pure; ed io ora posso riconoscere che erano sante.
—Amore vi ha illuminato, o mozzo Bonito, dandovi la conoscenza del Dio unico e vero. Fidiamo in lui;—conchiuse l’Almirante.
—E speriamo, per conseguenza;—soggiunse il Fiesco.—Non è già perduta ogni speranza?
—La speranza è l’ultima a morire;—disse l’infermo.—Ma ce n’è così poca.... così poca!
—Vediamo, signor Almirante; lasciate che ne giudichi anch’io. E per cominciare, permettete che io vi faccia qualche domanda.