—Diego di Deza? È ancor qui, ma inascoltato. Ferdinando lo venera, ma facendogli sentire che non ha da metter bocca in cose di Stato, specie ora che c’è una Giunta degli Scarichi, che ha ufficio di coscienza, e non può essere turbata da raccomandazioni di nessuno. Anche della coscienza si giova, il re Ferdinando, anche dell’altrui coscienza, per offendere la sua propria, per soffocarne le voci.
—Questo è dell’indole sua;—disse Bartolomeo Fiesco;—e servono bene gli scrupoli di coscienza a coloro che non vogliono por mente al più grave, che sarebbe quello di non mettersi in condizione di averne. Ma lasciamo queste sottigliezze, nelle quali si smarrirebbe anche la coscienza del vostro umilissimo servo, quantunque abbia fatto il suo corso di filosofia. I due Medina, che vi erano tanto amici, che pensano?
—Non si mostrano alla Corte da un pezzo;—rispose l’Almirante.—Nè io so in che potrebbero giovarmi, se pure volessero. C’è la Giunta degli Scarichi, oramai!
—E con questa si può chiudere la bocca ad ogni onesta osservazione?—ripigliò il capitano Fiesco.—Io non lo credo; e vo’ farne ad ogni modo l’esperimento.
—Amico mio, in questa speranza mi ero rivolto a Voi, ricordando le accoglienze cortesi, le larghe dimostrazioni di stima che vi aveva fatte il re, tenendovi in quel conto che meritate.
—Sì, come parente di Gian Aloise;—rispose il Fiesco, ridendo.—L’ho ben capito io, il suo giuoco. Gian Aloise è un gran signore, ha voce in capitolo laggiù, ed anche più verso qua, nei consigli del re Cristianissimo. Mostrarsi cortese ai Fieschi era un bell’accorgimento, ed assai naturalmente suggerito al re Cattolico, che correva il rischio di perdere la corona di Castiglia e Leone, se il re Cristianissimo non concedeva la sua amicizia a lui, ma in quella vece a Filippo d’Austria e alla consorte Giovanna. E chi sa? forse ancor oggi Ferdinando può credere la partita non del tutto perduta, ed un Fiesco esser buono ancora a qualche cosa. Vedremo, vedremo;—soggiunse il conte, che pareva riscaldarsi al giuoco anche lui.—Certo, se la parola di un uomo può servire a vincerne un altro, io dirò quella parola. Ma in verità, avrei più fede nell’efficacia d’una parola di donna.
—Di donna! e di qual donna?
—Di una gran donna; d’un miracolo di donna; della donna che vinse per Voi una battaglia campale. Rammentate, signor Almirante?... Quando i vostri alti disegni stavano per naufragare tra gli ostacoli messi avanti dai consiglieri della Corona, e Voi già eravate risoluto di lasciare la Spagna, quella donna, amata dalla regina, andò a chiudersi in un convento, non volendo più uscirne, se la Corona non accettava tutte le condizioni poste da Voi. La bella prova di amicizia si seppe, ed onorò grandemente quella donna nel cospetto del mondo.—
Il capitano Fiesco parlava, e la fronte dell’infermo si era offuscata; gli occhi sfolgoranti si erano ascosi sotto le palpebre; le vivide labbra, ultima bellezza di quel volto, contratte in uno spasimo d'angoscia profonda.
—Beatrice di Bovadilla!—mormorò egli con un filo di voce.