—Sì, la marchesa di Moya;—riprese il Fiesco;—la marchesa di Moya che io vidi a Barcellona, nelle solenni accoglienze che vi erano fatte dalla Corte.

—Tacete, conte Fiesco, tacete per carità!—gridò l’Almirante.—Non toccate una piaga mal chiusa. Per avermi così animosamente protetto, la nobil creatura ha tanto dovuto soffrire!

—Caduta in disgrazia, forse?

—Non già, ch’io sappia, finchè visse la regina. Ella stessa si allontanò dalla Corte, non potendo sempre rispondere con quella sua fiera schiettezza a tutti i miei nemici, che si moltiplicavano ogni dì, guadagnando anche l’animo di coloro.... a cui non si poteva rispondere. Così, sdegnata con tutti, si ritirò nei suoi dominii; ed anche, io penso, sdegnata con sè, col suo nome. Anima eccelsa! Voi non ignorate di qual sangue ella sia; voi ricordate che se una Bovadilla fu l’angelo tutelare della impresa a cui mi ero votato, fu un Bovadilla lo sgherro che mi ribadì le catene ai polsi, quelle catene che non mi abbandoneranno mai più. Voi le metterete nel mio feretro, Adelantado, mio buon fratello; e tu, Fernando, figliuol mio. Me lo avete promesso con giuramento. Io le ritroverò, nel gran giorno; con esse mi presenterò al Giudice eterno....

—Sì, sì, chiunque di noi Vi sopravviverà per disgrazia sua, come per legge di natura, non vorrà dimenticare i vostri desiderii, nè venir meno alle vostre volontà;—rispose l’Adelantado, con burbero accento, che male dissimulava la interna commozione.—Ma ora non vi turbate, fratello mio; sapete pure come ciò vi torni dannoso. E non vogliamo sperar poi che ne sia molto lontana l’occasione?—

Un sorriso d’incredulità sfiorò le labbra dell’infermo; e un moto del capo accompagnò quel sorriso.

—Ah, non la temo;—diss’egli.—Tante volte l’ho vista da vicino, la morte! Ma vorrei vivere quanto basta, fossero settimane soltanto, fossero giorni, per uscirne coll’onor mio, per confondere i nemici del mio nome, e del vostro. Di operare altre cose nel mondo non ho più speranza oramai. Vanno già tutti sulle tracce del Genovese, e trionfano. N’abbiano inni e corone dalla gran mentitrice, e conforto, se possono, nel fondo della loro coscienza. Ma voi dicevate, buon amico....

—Volevo chiedervi se la marchesa di Moya fosse ancora alla Corte. Mi avete detto anticipatamente di no. Nei suoi dominii, avete aggiunto. In quali? Moya, che apparteneva al marito, è in Catalogna. Bovadilla, che appartiene al suo nome, è in Andalusia; ma lontano da Siviglia, mi pare.

—Ed è a Siviglia, la nobil signora;—rispose l’Almirante;—ma non nel castello de’ suoi padri. Per quel ch’io ne so, dovrebb’essere nel suo ritiro prediletto, fra le monache di Santa Chiara.

—Bisogna parlare a lei, muover lei;—disse il Fiesco.