—Sempre, ben dice Vostra Mercede; ma questo è nativo delle Indie;—rispose il capitano Fiesco;—delle Indie scoperte da Voi.—
Beatrice di Bovadilla era rimasta colpita da quell’accenno al fior delle Indie, che mal s’accordava con una bellezza affatto europea; e già stava mentalmente accozzandolo coll’altro accenno al viaggio del mozzo Bonito dalla Giamaica all’Europa. Ma l’ultima frase del conte Fiesco doveva trarla ad un’altra forma di maraviglia.
—Da me!—esclamò la marchesa.—Che dite!
—Il vero, mia signora;—rispose prontamente il Fiesco, volgendo il discorso al punto che più gli premeva.—Se Voi non eravate, se il vostro alto patrocinio non assisteva il mio grande concittadino Colombo, sarebbe ignota la terra dove è nato il mozzo Bonito, e il mare tenebroso custodirebbe i suoi gelosi segreti.
—Sarà mia gloria;—rispose con bella semplicità la marchesa di Moya;—ed io sento qui tutto l’orgoglio che Voi mi concedete di assumerne.
—Non io solamente, signora; è il pensiero costante di don Cristoval. “Senza l’aiuto di quella donna sublime, sarei rimasto oscuro ed inutile uomo„; son queste le parole ch’egli mi diceva ancora sei giorni fa, nel triste tugurio dov’io l’ho ritrovato a Segovia.—
Al ricordo di don Cristoval il volto della marchesa di Moya si era rannuvolato, e il vivido sguardo nascosto sotto le palpebre. Ma le ultime parole la scossero; si dischiusero gli occhi, e tutto il volto si atteggiò ad espressione di doloroso stupore.
—In un tugurio, Voi dite? Molte nuove giunsero qui, del grande Almirante; non questa, ch’egli fosse in angustie. Non è egli presso la Corte?
—Presso la Corte, sì, e in un tugurio. A lui fu sempre destino passare accanto alle grandezze, e trascinare la sua gloria nel fango della strada. Ricordate? la sventura è con lui. Che ricompensa abbia ottenuta dei suoi maravigliosi servigi, non ignorate di certo; nè come sia ritornato dal quarto viaggio, donde ha recata la certezza di tant’oro quanto basterebbe a saziare l’avarizia di dodici Ferdinandi d’Aragona; nè come duri la slealtà, che lo ha spogliato delle sue rendite e delle sue dignità; nè come, essendo morta la regina, gli sia venuta anche meno la speranza di ottenere quando che sia la giustizia, che, nobilmente ostinato, continua a domandare. Delle rendite perdute non si duole, più che un uomo di gran cuore non abbia a dolersi di un furto patito: ben si duole delle sue dignità, de’ suoi titoli, così nobilmente acquistati com’erano liberamente concessi, di vicerè governatore delle Indie ed almirante maggiore dell’Oceano. A questi non rinunzia; questi egli vuole; questi domanderà fino all’ultimo soffio di vita. Non lo ascolteranno gli uomini? Commetterà le sue ragioni, aspetterà le sue giuste vendette dal cielo. Ma Iddio, che è fonte di giustizia, Iddio che ha versato un giorno il tesoro della sua pietà nel cuore di una donna sublime, non ispirerà questa donna perchè si muova ancora una volta a soccorso del grande sventurato? Egli non ha bisogno di pane. È qui finalmente un suo vecchio ufficiale, un suo buon servitore, che farà il debito suo. Ma questo suo ufficiale, questo suo concittadino, è straniero, e non può nulla presso la Corte.—
La marchesa di Moya era stata ad ascoltare in silenzio, ma non senza sospiri, e con gli occhi pieni di lagrime.