—Che siete sempre stata la sua protettrice. E questo io già lo sapevo.

—Ed altro non vi ha detto di me? Ed altro non sapevate Voi?

—No;—disse il Fiesco, che si era turbato un pochino.

Ma c’era tanta asseveranza in quel no, e tanto candore negli occhi del gentiluomo, che la marchesa di Moya non ebbe più ombra di dubbio, e prendendogli la mano ch’egli stava per mettersi sul petto a testimonio della sua fede, ripigliò in questa guisa:

—Vi credo. Del resto, il segreto mio non era tale per nessuno, alla Corte, nè quando il nostro amico partiva, nè quando fu ritornato dal suo portentoso viaggio nell’ignoto. Ho amato don Cristoval; lo amo ancora, come il mozzo Bonito deve amar Voi.

—Oh, bella sincerità!—gridò il mozzo Bonito in un impeto di ammirazione.

—Sei tu così sincera, Juana?—disse Beatrice di Bovadilla.—Allora siamo sorelle. Ti piace?

—Mi è caro; ma bada,—rispose Juana,—nella mia patria questi patti di fratellanza si suggellano sempre col cambio d’una goccia di sangue.

—Così anche faremo, se sarà necessario;—riprese Beatrice.

E tenendo sempre la sua mano in quella di Juana, così continuò, rivolgendosi al conte: