—Ho amato don Cristoval, ed ho avuto il bell’ardimento di confessarglielo. È così bello amare un uomo, stimandolo primo per ingegno, per lealtà, per valor vero e per vera grandezza, che è quella dell’anima! Nessun amore al mondo è stato più puro del mio; ma l’ho gridato ai quattro venti, come se fossi io la padrona del suo cuore. Non ero tale, pur troppo! Quel cuore s’era dato ad un’altra, non degna di possederlo. Notiamo per la storia,—soggiunse la marchesa, accompagnando le parole con un lampo degli occhi, donde traluceva la memore superbia d’una celebrata bellezza,—che ciò era stato prima di conoscermi; ed aggiungiamo che già quella donna aveva preso ad odiarlo, disconoscendolo. Tu intenderai queste cose, Juana. L’odio di quella donna cominciò insieme con una nuova vita, che ella sentiva agitarsi nel suo seno. Arcani del sangue, ha detto il gran medico Villalobos, a cui ne ho domandato più tardi. Rispettiamo gli arcani, aspettando che altri Villalobos li chiariscano alle generazioni venture. Quanto a me, appena seppi di quella donna, andai a cercarla; non ebbi pace fino a tanto non potei ritrovarla, per pregarla di ritornare a don Cristoval.
—Tu hai fatto questo, sorella?—disse Juana.
—Sì, non era il dover mio?—chiese Beatrice.
—Vederlo è d’anime grandi, se mai;—rispose Juana, inchinandosi.—Bacio nella tua mano l’anima tua.
—Ed anche il mio orgoglio, bada;—replicò Beatrice.—Perchè questo non manca mai, e guasta un pochino la tua Bovadilla. Non volevo l’amor suo intorbidato da un ricordo nemico. Pensavo ancora che quell’uomo era grande, e più grande sarebbe divenuto; onde volevo esser grande ancor io. Avrei desiderato che quella donna persistesse nella sua avversione; ed ho usata tutta l’arte mia, tutta la mia pertinacia, tutta la mia eloquenza per vincerla. Dovevo esser lieta della mia sconfitta, non ti pare? E non fu così: n’ebbi dolore; anch’io m’ero inebriata della mia magnanimità. Fino all’ultimo, sai? Don Cristoval partiva, e là sulla spiaggia di Palos incontrai quella donna. Va, le dissi, prendi una barca, raggiungilo, è tempo ancora per te di riconquistare il tuo posto onorato. Ricusò, la disgraziata: e perchè? Questo io non so, nè l’ho domandato al dotto Villalobos.
—Amava un altro, forse;—entrò a dire Juana.
—L’ho bene pensato. Certo, un altro amava lei, e per lei faceva pazzie; mio fratello don Francisco Bovadilla, commendatore di Calatrava. Fu riamato? Sfruttato, sì, certo, da bisognosi parenti; ma se ne ricevette un grazie, si potrebbe anche giurare che una stretta di mano più calda dell’usato non accompagnasse quel grazie. Io lo argomento dall’ira che don Francisco serbò sempre viva contro don Cristoval. Rammentate con quale accanimento perseguitasse egli il suo rivale fortunato? rammentate le catene di San Domingo? Ah, le orribili catene, che hanno stretti i polsi dell’uomo grande e giusto!... E fu un Bovadilla, lo sgherro!...
—Calmatevi, signora!—disse il capitano Fiesco.—Il signor Almirante dubitò sempre di aver perduta per quel fatto la vostra protezione. E ricordava spesso e ricorda ancora che a don Francisco, se questi avesse voluto ascoltarlo, avrebbe salvata la vita. Di questo fui testimone, e potrei star mallevadore ancor io.
—So anche questo;—rispose la marchesa.—E gli ostinati nemici dell’Almirante gli han fatto colpa anche di questa magnanimità. Non era tempo da tempeste, sentenziarono; l’Almirante sapeva di non esser creduto; perciò ha fatto il magnanimo a buon patto. La tempesta, piuttosto, la tempesta non doveva egli chiamare, con le sue arti di negromante? E andate a persuadere gli stolti, quando i tristi hanno parlato! Nè io mi dolsi per la morte di don Francisco, se non perchè portava il mio nome. Che dovesse finir male glielo avevo predetto io, senza aver arte di magia più del signor Almirante; glielo avevo predetto io medesima, dopo ch’egli era andato ad accusarmi al marchese di Moya. Bei fratelli, non vi pare? Ma torniamo a don Cristoval. Io piuttosto avevo dovuto temere ch’egli si fosse troppo volentieri dimenticato di me, per cagione della mia parentela dolorosa. Ed anche debbo dirvi dell’altro, che più mi stava sul cuore? Ero dolente, scorata, avvilita, di vedermi trattata così male da lui. Male, sì; non è un male la freddezza, la noncuranza e la fuga? Ed egli ha sempre sfuggita questa povera Bovadilla lebbrosa! Come?—continuò la bella marchesa di Moya, animandosi ai ricordi, e corrugando le nerissime ciglia.—Io l’amo, e son pronta al sacrifizio più grande che possa fare una donna innamorata, di cedere l’amor mio ad un’altra. Costei ricusa; io non ne ho colpa; e quell’uomo dovrebbe esser mio nella pura fede delle anime; dovrebbe darmi il premio che ho meritato, il premio d’una schietta parola; qua la tua mano nella mia, e camminiamo puri, baldi, sereni nel mondo, ed altrettanto sicuri, io di te, tu di me. Così la povera Bovadilla intendeva l’amore. Così non l’ha inteso l’Almirante del mare Oceano. Si può dir qui, tra gente che l’ama, e che nessun altri ci senta, ch’egli è stato in ciò molto minore di sè stesso, cedendo a piccole paure, a più piccoli scrupoli?
—Non vi rivolgete al mozzo Bonito;—disse il conte Fiesco, tentando anch’egli di mettere nel doloroso colloquio una nota men triste.—Egli non vi saprebbe rispondere, non essendo nato in Europa, nè educato dalla prima adolescenza alle leggi, alle consuetudini, ai riguardi del nostro mondo decrepito e saggio. Piccole paure? V’intendo; col vostro gran cuore non ce ne sono; e molta altezza di sentire, e il rispetto che meritate, potevano tenervi guardata come in una rocca inaccessibile. Ma egli, che ha l’anima grande, poteva temere di non aver così forte il cuore, e di non poter resistere alla violenza di un sentimento, che noi tutti sappiamo come sia indomabile. Qual uomo potrebbe giurare, amando davvero, di non varcare certi confini? E allora, vedete, le piccole paure ingigantiscono, gli scrupoli assalgono, e non sono più piccoli. Si pensa alle ciarle assassine del mondo, e si teme per la donna virtuosa, fino a quel giorno onorata, che l’amor nostro, eccedendo nelle sue dimostrazioni, che la sua divina bontà, non vedendo i pericoli, potrebbero in un momento offuscare. Io non so nulla di ciò dal signor Almirante; conosco l’anima sua, e giurerei che ha pensato così.—