Beatrice di Bovadilla stette alquanto in silenzio; segno che sentiva la forza dell’argomentazione. Ma non era vinta; ma non aveva vuotata la sua faretra.

—Il marchese di Moya morì;—diss’ella finalmente, senza alzar gli occhi verso il suo interlocutore, e come proseguendo un suo ragionamento interiore.—Cessavano gli scrupoli del leal cavaliere. Bovadilla era sempre Bovadilla; rimaneva alla Corte, e vedeva ogni giorno il paggio Fernando, che già tanto somigliava a suo padre. I maschi per lo più matrizzano; quello no, era tutto l’Almirante; e Bovadilla lo divorava con gli occhi, come se fosse stata essa sua madre. Vi ho detto che il mio terribile orgoglio era diventato sforzo di non averne più. L’Almirante tornava dai suoi viaggi: misurato, severo, studioso di tutti i suoi atti. Intesi i riguardi, dopo il secondo viaggio; ancora viveva Giovanni Cabrera, nostro signore e padrone. Ma dopo il terzo!... dopo le catene!... Ah, gloriose catene, che del grand’uomo facevano un martire! gloriose catene, che avrei baciate, e diventavano sacre, com’è sacro il bacio della donna che ama! Oh, non mi dite nulla; non ci dovevano esser nubi, tra noi; nè io dovevo aver parenti, per lui; non ne avevo avuti, assistendolo contro tutti. Quel suo contegno fu un colpo atroce al mio cuore. Egli ama quella donna, pensai; nè più questo pensiero mi uscì dalla mente; l’amo ancora, e don Francisco non è più; egli ritornerà a quella donna. Che cosa avvenne? non so. Il favor della Corte gli veniva mancando sempre più: nè io osai farmi avanti non chiesta. Incominciavo a credere ancor io che fosse un delitto, mettermi tra lui e la Enriquez. La religione, a cui chiedevo conforti, mi sgomentava anch’essa colla imagine dei diritti dell’altra Beatrice. Ah, quella donna! è qui, nella mia vita, come un pugnale nel costato; e non mi uccide, ma geme di continuo la sua goccia di sangue nero. E quella donna è l’errore, com’era già la perfidia: son io, Fernandez di Bovadilla, son io la donna di don Cristoval, io che l’ho gridato Almirante del mare Oceano, prima, assai prima, che altri gli concedesse quel titolo, il più bello che uomo abbia portato mai sulla terra. Pensateci, conte Fiesco, voi che lo conoscete a prova, quel mare. L’Oceano, il grande, il terribile Oceano; e comandato da lui, che lo aveva domato, mentre da migliaia d’anni tutto il mondo ne aveva avuto paura! Moglie dell’Almirante, avrei fatto tremare molta gente, che rialzava più baldanzosa la testa. Vivente la regina, avevo saputo persuaderla ben io, che quell’uomo non era un avventuriero, e non covava il tradimento nell’animo. Questo infatti si perfidiava di lui. Voleva dare le Indie al Portogallo! le voleva dare a Genova, per vendicarsi di Spagna! Tutti avevano sentito; tutti avevano veduto; avrebbero posta la mano sul fuoco. Non era egli sempre a segreti conciliaboli con Francesco Rivarola e con Francesco Grimaldi, con Francesco Doria, con Pantalino ed Agostino Interiani?

—I suoi amici compassionevoli;—interruppe il Fiesco;—i suoi soccorritori nelle angustie, in cui lo avevano messo le angherie degli Aguadi, degli Ovandi.... e degli altri.

—E lo immaginavo ben io. Ma come chiuder la bocca a tutti? Anche lei, la buona Isabella, doveva qualche volta porgere orecchio a tante accuse, che venivano d’ogni parte al suo trono. E ne piangeva, ora credendo, ora discredendo. Sai, Bovadilla? mi diceva. Anche questo si dice; se mi fossi ingannata sul conto del tuo Genovese!... Mio! anche Vostra Altezza le crede? È così poco mio, che non mi guarda nemmeno.

—Ma egli,—notò il Fiesco,—vi temeva mutata troppo per lui!

—E se mai?...—ribattè la marchesa.—Non dovevo apparir tale, mentre egli seguitava a tacere? L’obbligo mio era di non attraversarmi alla Enriquez, di lasciargliela sposare. Non accennava a questo disegno, la sua deliberazione di togliere il paggio Fernando dalla Corte, levandomelo dagli occhi? E perchè non chiamare con sè il primogenito, destinato un giorno a succedergli, e perciò meglio indicato ad un viaggio d’esperimento, che gli facesse conoscere il suo futuro governo? Questa considerazione non l’avete fatta anche voi, signor conte?

—Un caso;—rispose il Fiesco;—un caso e non altro. Fernando aveva manifestato il desiderio di accompagnare suo padre. Era un ragazzo studioso, per l’indole sua meno adatto alla vita del cortigiano. E su questa semplice apparenza avete fondata la vostra argomentazione, donna Beatrice? e siete giunta fino a credere l’Almirante pacificato colla Enriquez? con una donna, che era diventata una immagine? con una immagine svanita e dimenticata?

—Dov’è ora quella donna?

—Non so; certo non è in Segovia; certo non l’ha egli riveduta dalla vigilia del consiglio di Salamanca. Son diciott’anni passati.

—I diciott’anni del mio tormento!—esclamò la marchesa.—E lunghi, lunghi, troppo lunghi per questo povero orgoglio!—