—Che uomo è?
—Forte e coraggioso, accorto e leale.
—Datelo a me; ve lo renderò presto.
—Sia, ma per la regina Giovanna?...
—Lasciatemi fare; per Giovanna, che è ancora.... lontana, arriverò sempre in tempo. Voi ritornate a Segovia; e se, giunto là, com’io ne sono sicura, la Corte non ci sarà più, andate a Valladolid, dove si sarà trasferita. Anche questo lo so di buon luogo. Vi fa maraviglia? Pensate che Santa Chiara è di Castiglia, e per Castiglia; e sa tutto, e partecipa a tutto. Voi dunque non dubitate, poichè a me siete venuto per il signor Almirante; nè a voi nè a lui mancherà il mio povero aiuto. Egli ha seguita la Corte fin qui; la segua ancora, perchè io possa ritrovarlo. Addio, contessa Juana; addio, sorella, e contate su me, se anche non è stato fatto ancora il cambio del sangue. Soy Bovadilla;—conchiuse la nobil signora, mettendosi solennemente la destra sul cuore;—una cosa, entrata che sia qua dentro, non n’esce più; se ho dato questo, l’ho dato per sempre. Amami, e aspettami.—
Capitolo XI.
Invito a palazzo.
Israele aveva levate ancora una volta le tende. La marchesa di Moya si era dunque apposta al vero, dicendo al capitano Fiesco che la Corte sarebbe passata di quei giorni da Segovia a Valladolid. Sappiamo le ragioni politiche di quegli spessi tramutamenti; dobbiamo anche conoscere come e perchè se ne avesse così pronta la notizia nel convento di Santa Chiara a Siviglia. E non solamente in quello, ma in tutti i conventi di Castiglia. Era il tempo che la politica degli stati la facevano i vescovi e i grandi ordini religiosi, padroni dei re, nel nome istesso di una autorità superna, che innalzava e sbalzava di seggio i potenti. E i re, si capisce, non potendo fare in casa tutto quello che volevano, se ne ricattavano fuori, con le guerre di predominio e di conquista, l’alto clero non disapprovando la supremazia militare della nazione a cui pur esso apparteneva, e potendo mandare le ragioni dell’amor patrio di pari passo con quelle del tornaconto di classe. Così il cattolico re Ferdinando, libero di accrescere la potenza spagnuola in Italia, dov’egli trasferiva alla Spagna le pretensioni dinastiche della casa d’Aragona, non era altrimenti libero di fare in tutto a suo modo nelle terre di Castiglia; e più ancora si sentiva le mani legate dopo la morte della moglie Isabella. Bene cercava egli di prolungarsi la reggenza sui dominii della morta; ma da quei dominii, ostinate nella sostanza quanto rispettose nella forma, resistevano le autorità da tanti secoli stabilite, dell’alto clero e del basso, vescovi e capitoli, abbazie, priorati, parrocchie e monasteri.