Don Cristoval appariva trasfigurato da quel tiepido soffio di buona ventura. Gli si tingevano di vermiglio le gote; gli sfavillavano gli occhi; un sorriso della sua balda gioventù gli sfiorava la bocca bellissima. Qual miracolo si operava sotto gli sguardi del buon messaggero! e qual altro maggiore non si doveva egli aspettare, dagli sguardi della pietosa amica?
—Lasciatemi pensare;—disse l’Almirante.—È un’ora ben lieta, questa che voi mi portate.—
E pensò, mentre quell’altro rimaneva silenzioso a contemplarlo; pensò lungamente, sorridendo ai suoi pensieri, che tramutati in immagini parevano sprigionarsi dalla sua fronte, sciogliendo il volo tutto intorno e facendo risplendere come un lembo di cielo l’aria rinchiusa della malinconica alcova. Dunque ella non l’odiava? L’ombra di quel morto non aveva offuscata la immagine di don Cristoval nel cuore di Beatrice? Dunque ella era sempre Bovadilla, la pietosa, la soave Bovadilla, ogni cui detto, ogni cui gesto, anche imperioso, recava l’impronta della bontà, perchè lo aveva informato un senso d’amore? Ah, dolce cosa, e balsamo divino ad ogni angoscia patita! E che orribil tormento sarebbe la vecchiaia, la turpe, la paurosa vecchiaia, se non potessimo vivere qualche volta del nostro passato, chiamarlo a rassegna, goderne col pensiero, anche togliendo alle cose vissute i troppo chiari e vigorosi contorni? Il vecchio fu giovane; amò, fu amato; e quel ricordo, che è la sua beatitudine, è ancora la sua gloria. Per quell’amore egli compì grandi cose, o gentili, memorabili sempre; per quell’amore si sentì fatto migliore, sorrise alla vita, fu buono alle creature che gli stavano intorno. E passano davanti agli occhi i lampi di quelle giornate lontane; e figure da gran tempo obliate trascorrono in quella luce, animando la scena. La bella donna che si amò tanto forte, si muove in quel piccolo mondo, gloriosa e serena, sorridente della sua giovinezza; e par che non guardi, par che non veda nulla intorno a sè; ma voi sentite l’onda magnetica del suo sguardo, che giunge a voi, che tutto v’involge, e v’inebria. Ah, lampi maravigliosi! spiragli divini di un dolce passato! Il quadro luminoso si scolora ad un tratto, e la visione si spegne; ma può ancora riaccendersi, può ancora colorirsi; e di quelle fugaci apparizioni si vive. Triste cosa, che, morti noi, spariscano anch’esse per sempre, nè possa più altri goderne! Attimo di eternità che dilegua; ciò che fu, ritorna nella notte delle cose che non furono mai. Perciò qualche volta la visione lascia un senso di dolore nell’anima. L’amaro è nel dolce; e fors’anche ha mestieri di quel senso d’amaro, per aver vita, e coscienza di sè stesso, il piacere.
Anche il capitano Fiesco pensava. Come sono maravigliosi questi vecchi, che serbano ancora tanta gioventù dentro l’anima! Ed ancora, che altezza di sentire in quest’uomo! Non fa egli ricordare i bei versi di Dante? “E se il mondo sapesse il cor ch’egli ebbe, mendicando la vita a frusto a frusto, assai lo loda, e più lo loderebbe„. Amato dalla più bella creatura del reame di Castiglia, ha rinunziato a quell’amore, che poteva essere il suo premio, ben superiore a tutte le fortune, a tutte le dignità della terra. Virtù, certamente; virtù, che dobbiamo coltivare in noi, come un fiore divino! Ma questa virtù non è dato condurla oltre i confini della umana natura; ed egli non si salvò dalla forza indomabile della passione se non colla fuga. Avrebbe un certo Damiano saputo fare altrettanto, ai tempi suoi, consule Planco? È vero che Damiano non era un santo; non n’ha mai avuta la stoffa, con tanti cardinali e un paio di papi in famiglia!
L’Almirante ruppe finalmente il silenzio, e insieme con le meditazioni sue cessarono quelle un po’ meno alte del suo reduce amico.
—La marchesa verrà, mi avete detto?
—Sì, messere, e presto. Ma silenzio, per carità; non si deve sapere prima del fatto; non si deve averne sospetto.
—E parlerà essa a Ferdinando?—
Qui il capitano Fiesco si ritrovò un pochettino impacciato a rispondere.
—Eh, lo immagino;—balbettò.—Vissuta tanto tempo a Corte, non passerà dov’è la Corte senza rimetterci piede.