—Mio buon signore,—diss’egli, annaspando un pochino,—necessità di viaggio. Le dame sono come gli eserciti, che non si muovono da un luogo senza una quantità sterminata d’impicci. Ed io, dovendo fare una corsa di pochi giorni, da marito prudente, o che pensava di essere tale....
—Sì, sì, capisco;—disse di rimando il re, non lasciandogli finire la frase;—ma voi metterete me negli impicci. Dio guardi, se viene a saperlo il Sant’Uffizio, che non ammette i tramutamenti da sesso a sesso!
—Provvederò;—rispose il Fiesco, fremendo.—Non dubiti Vostra Altezza, provvederò fin d’oggi.
—Eh, non dico per questo;—si degnò di rispondere il re.—Al mondo ci siamo per fortuna anche noi, e dove non sia offesa volontaria ai precetti della nostra santa religione, la nostra autorità passa innanzi a tutte le altre, e in ogni caso può corregger anche gli effetti di uno zelo frettoloso. Voglio dire piuttosto che se la contessa del Fiesco ha da splendere come un bel fiore d’Italia alla Corte di Spagna, non sarà bene che sia stata veduta prima in maschera, e fuor di stagione. Voglio avervi, infatti; voglio avervi ad ogni costo. Il giorno che avrò un conte di Lavagna al mio servizio, mi stimerò forte in arcione come mio zio il re Cristianissimo.—
Al capitano Fiesco ritornava il fiato in corpo. Ma la paura era stata grossa. E perchè non voleva incominciare allora a tremare, egli che non si era mai sbigottito di nulla, giurò a sè stesso di non aver più paura, e di dar passata a tutte le funebri celie di quell’uomo, che sicuramente voleva pigliarsi spasso di lui. Anche quella ubbía d’averlo a’ suoi servigi, si poteva prenderla per buona moneta? Rispondeva per verità ad un pronostico dell’Adelantado; ma don Bartolomeo Colombo non era poi un profeta, e il casuale incontro di due chiacchiere non voleva già dire che egli, Bartolomeo Fiesco, si dovesse stimare di quel buon legno, tagliato in luna vecchia, di cui si fanno gli uomini di Stato in tutti i paesi del mondo civile.
—Vostra Altezza,—rispose allora,—si fa una troppo buona opinione di me. Ma io sento la mia pochezza, e, per tradurre una frase di poeta latino, quanto possano e quanto non possano portar le mie spalle.—
Ferdinando stava per ribattere quell’eccesso di modestia; quando l’uscio si aperse, e il gentiluomo di camera apparve nel vano.
—Avanti, Noguera;—diss’egli.—Che avete di nuovo?
—Servizio del re;—rispose il Noguera, inoltrandosi rispettosamente, e presentando una lettera.
—Permettete;—disse allora Ferdinando, volgendosi al Fiesco, mentre si disponeva a rompere il suggello.