Il capitano Fiesco rispose con un profondo inchino. Ferdinando lesse la lettera, la rilesse, aggrottando le ciglia; indi ripose il foglio sulla tavola accanto a cui stava seduto, e disse, congedando il gentiluomo di camera:
—Sta bene, provvederemo. Voi dunque,—ripigliò, volgendosi ancora al Fiesco, appena quell’altro fu uscito dalla stanza,—non volete venire al servizio d’Aragona? Siete dunque coi miei nemici?
—Mio signore, perchè mi dite voi ciò?—rispose il Fiesco, maravigliato.—E perdoni Vostra Altezza, se ardisco interrogare: ma è così nuovo e così immeritato il rimprovero, che io sento il bisogno di chiederne il perchè.
—Il perchè non è difficile a dirsi;—replicò Ferdinando.—Lo sapete, il proverbio? Chi non è con me vuol esser contro di me. Ho bisogno d’avervi al mio servizio, e voi ricusate; dunque.... cavatene voi la conseguenza, signor conte di Lavagna.—
Il capitano Fiesco rimase un istante silenzioso, non per cavare la conseguenza accennata dal re, ma per pesare il pro ed il contro di un disegno che gli era venuto alla mente.
—Mio signore,—incominciò egli, dopo quell’istante di pausa,—quando un gentiluomo prende servizio, non impegna altrimenti la sua libertà che a certi patti, offerti a lui dal padrone, o da questo accettati. Vostra Altezza non mi offre patti; potrei osar io di proporne?
—Osate, ve lo permetto; ve ne faccio preghiera. Non sono io stato sincero con voi? Voglio un conte di Lavagna, vi ho detto, un conte di Lavagna, come lo ha il mio buon zio Cristianissimo, e che tutto s’adoperi per i miei interessi; onorati interessi, che sono pure quelli di un gran regno. Osate dunque, siate sincero con me, parlate liberamente.
—Ebbene, mio signore;—disse il Fiesco animandosi;—perchè io, libero, e desideroso di quiete nel mio castello di Gioiosa Guardia, mi acconciassi a prender servizio presso il più nobile fra i re, bisognerebbe che l’uomo insigne col quale ho lealmente servito, e dal quale sono stato ricompensato di affetto paterno, non gemesse più oltre, aspettando una prova del vostro favore. Siate generoso, re Ferdinando, e pensoso del nome che lascerete nella storia del mondo. Quell’uomo Voi lo avevate pur creato almirante maggiore dell’Oceano, e vicerè delle terre ch’egli avrebbe scoperte. Egli ha mantenuti i suoi patti, scoprendo un mondo per la vostra Corona. Ed era, ed è la onestà, la probità fatta uomo; e l’hanno ingiustamente accusato.
—Lo so;—disse il re.
—Lo hanno calunniato....