Parlava da onest’uomo, il Noguera. Ma il capitano Fiesco non riusciva a padroneggiarsi.

—V’intendo;—diss’egli, convulso;—v’intendo, e vi ringrazio. Ma vedete, si commette una prepotenza, una ingiustizia, una iniquità, che grida vendetta al cielo. Mia moglie, arrestata come una donna perduta; la contessa del Fiesco, una straniera, in Castiglia, in terra di cavalieri! e per ordine del governatore, che è come dire per ordine del re, tratta a forza di casa, legata, in mezzo ad un drappello d’arcieri!...

—La cosa è grave, e merita riflessione, in terra di cavalieri;—disse il conte di Noguera, aggrottando le ciglia.—Forse si tratta di un equivoco, e ci s’aggiunge un abuso della forza, che va represso e castigato. Nè credo, come voi fate, che ci sia stato ordine del re. Comunque, io vi consiglio, per venirne in chiaro, di recarvi da chi può tutto in queste faccende, e correggere gli errori dei subalterni, o i suoi proprii, se n’ha commessi, e consigliar clemenza al re, se si tratta d’un ordine del re. Andate dall’arcivescovo di Toledo. Egli è ora in udienza da Sua Altezza; ma non vorrà star molto ad uscire.

—Non posso aspettarlo qui?

—No, egli non passa di qui. Andate al palazzo di giustizia, dov’egli risiede, e dove non tarderà a ritornare. Ma vi prego, non dite che v’ho consigliato io. Qui, a dar consigli, si giocherebbe la carica. Siete un gentiluomo, ed amo rendervi servizio, nella misura del poter mio; che non è grande, pur troppo.

—Anche l’arcivescovo di Siviglia è qui?—entrò a domandare l’Adelantado.

—Sì; come sapete, non è ancora andato ad occupare la sede.

—Bene,—concluse l’Adelantado, volgendosi al Fiesco.—Mentre s’aspetta che Toledo ritorni al palazzo di giustizia, possiamo andare da Siviglia, che si degni di darci una mano.

—La mano di Siviglia è potente;—disse il Noguera, sorridendo.—E potrà certamente aiutarvi.—

Siviglia, da cui andarono subito, trovandolo nel convento di San Domenico, era Diego di Deza; bel monaco, dall’aspetto grave, e dal labbro pieno di bontà. Amava Cristoforo Colombo, e nel consiglio di Salamanca era stato l’unico suo sostenitore, dispiacendo molto al vescovo Talavera, e voltando a favore del grande navigator Genovese l’animo buono dell’arcivescovo Mendoza. Dalla dottrina del Deza, anche rimasta allora perdente, erano stati salvati per migliore occasione i disegni di Cristoforo Colombo. E questi ne aveva serbato in cuore una viva riconoscenza al sapiente domenicano; e il domenicano, dal canto suo, sentendosi legato da quel buon ricordo al trionfo della mirabile impresa che aveva preconizzata, ricambiava di vivissimo affetto il signor Almirante, considerando amici quanti venissero in nome di lui.