—Sì, e ne giudichi la Eccellenza Vostra;—rispose il Fiesco, che aveva avuta la buona ispirazione, e ne faceva il suo prò.—Nella maturità della sua giovinezza, il signor Almirante aveva amata una donna di Cordova; e di quell’amore gli era nato un pegno carissimo.
—Il giovinetto Fernando; mi par di vederlo;—notò il suo interlocutore.—E la donna, se ben ricordo, una Enriquez de Arana.
—Per l’appunto: non più veduta dal signor Almirante, perchè a lui diventata nemica, senza che egli mai riuscisse ad intenderne la ragione, mentre egli avrebbe voluto riparare al suo fallo. Ma ciò che in tanti anni non gli è stato possibile, diventa necessario ora, affinchè il giovane Fernando non rimanga orfano insieme e notato d’illegittimità. Il caso di coscienza è doppio, e verso la madre e verso il figliuolo.
—Come c’entra donna Beatrice di Bovadilla?—chiese il Ximenes.—Anche a non tener conto delle ciarle del mondo, che suole inventare tutto quello che non sa, possiamo maravigliarci che la marchesa di Moya sia ritenuta più adatta a riunire due anime state tant’anni divise.
—Non si maravigli il savio;—rispose Bartolomeo Fiesco.—La marchesa di Moya conosce Beatrice Enriquez. Fin dalla vigilia della partenza di Cristoforo Colombo per il suo primo viaggio di scoperta, aveva tentato, checchè potesse costarne al suo cuore, di ravvicinare la sdegnosa Cordovana al padre del suo Fernando.
—Mi assicurate che questo è il vero? che siete andato a Siviglia per ottenere i buoni uffici della marchesa di Moya nelle cose di don Cristoval Colon? e non per altro, non per altro?
—Quali prove posso io darne a Vostra Eccellenza, io che Le sono appena conosciuto per la presentazione di Diego di Deza? I miei leali servigi a questa Corona furono di buon suddito, e di suddito volontario, il che dovrebbe accrescerne il pregio. Il mio nome è d’antica stirpe di gentiluomini e di cristiani; nè io vorrei macchiarlo con una menzogna. Per nessun’altra ragione, fuor quella che ho detto, sono io stato a Siviglia; lo giuro per questa croce che vi pende dal petto, e che io bacio in ginocchio.—
Si era intenerito, il buon primate di Spagna. Posò la sua destra sul capo del conte, come in atto di benedirlo; poi, fattolo alzare e sedere davanti a sè, stette un istante pensoso.
—Vi credo, figliuol mio;—diss’egli poscia.—Ma vedete, qui siamo in mezzo a continui pericoli. Incedo per ignes suppositos cineri doloso; si cammina sulla cenere ingannevole, che nasconde i carboni ardenti. Si congiura contro il re Ferdinando, contro un sovrano che cova nell’animo grande i più vasti disegni. È dunque utile alla Spagna, alla sicurezza, alla gloria di questa nazione a mala pena formata, ch’egli sia il reggente di Castiglia; ed è necessario per ciò che il re Cristianissimo gli sia intieramente amico.
—Non gliene ha dato prove bastanti?—chiese il capitano Fiesco.—Non gli ha concessa in moglie Germana di Foix?