—Dite che il re Ferdinando l’ha voluta;—rispose il Ximenes.—E non poteva non volerla, per tema che altri la prendesse, diventando un pericoloso vicino. Queste cose non vogliono capirle i corti intelletti. Come figlia a Giovanni, visconte di Narbona, come sorella a Gastone di Foix, legittimo pretendente della Corona di Navarra, la principessa Germana era un partito più da lui desiderato, che non dal re Cristianissimo, sebbene per un tal matrimonio questi diventasse suo zio. È necessario, vi ripeto, che il re Luigi, ristrettosi finora ad un trattato riguardante le cose di Napoli, consenta ad una vera alleanza d’interessi, per ciò che riguarda il buon vicinato. Forte d’una simile alleanza, Ferdinando s’impone come reggente di Castiglia ai pochi ma riottosi signori del territorio, che s’ostinano a negar la luce del sole, ricusando di vederla.
—E l’aspettano di Fiandra;—notò il capitano Fiesco.
—Di Fiandra!—ripetè il Ximenes.—Perchè dite di Fiandra?
—Ma sì,—riprese quell’altro.—Non aspettano la principessa Giovanna e il suo marito Filippo d’Austria? E non sono in Fiandra, i giovani sposi?—
Il primate di Spagna non potè trattenere un sorriso, che non era tutto di compassione.
—Come?—diss’egli.—E non sapete?... Ah, davvero, figliuol mio, non siete andato a Siviglia per congiurare contro il re Ferdinando. Ecco una prova della vostra innocenza, che viene a corroborare le altre. Niente, niente!—soggiunse il virtuoso Ximenes, rispondendo ad un gesto di stupore del capitano Fiesco.—Non domandate spiegazioni, che vi sarebbero inutili. Vi basti sapere che vi stimo di più, ed anche sento di potermi fidar meglio a voi. Vedo in pari tempo che i segreti del re sono più custoditi ch’io non potessi sperare.—
Il capitano Fiesco non aveva capito come e perchè gli si potesse far merito dall’accenno alle Fiandre: non capì che cosa significasse il segreto del re, così ben custodito. Ma non istette a chieder ciò che il benigno interlocutore mostrava di non volergli dire. Di ben altro era curioso, dopo tutto; gli premeva ben altro.
—Torniamo a noi;—ripigliò il Ximenes.—Nessuno potrà meglio persuadere il re Cristianissimo, che il vostro eccelso cugino Gian Aloise, uno dei più potenti signori italiani, e colui che possiede l’anima e il cuore di Luigi XII. Chi potrà persuadere Gian Aloise, se non voi, conte Fiesco? A voi dunque; la gloria e la fortuna sono per voi.
—E per questo,—disse il capitano Fiesco,—per questo, che Sua Altezza non mi ha neppur detto, ha presa la mia donna in ostaggio?
—Sua Altezza non vi ha detto nulla, perchè vi ha veduto riluttante a servirla;—rispose il Ximenes;—ed anche perchè un messaggio di Siviglia, arrivatogli mentre eravate in udienza, l’induceva a sospettare di voi.