—Non può sospettare ancora?

—Non sospetto più io,—disse il Ximenes,—e sciolgo i sospetti del re.

—Ma l’ostaggio?... Perchè fu presa la contessa?

—Per assicurarsi di voi, suppongo;—disse l’altro, arrossendo.—Ed ora ha il pegno in mano, perchè voi entriate al suo servizio.

—E se io ricusassi, perchè non mi sento tagliato a questi uffici? Mia moglie non è spagnuola.

—Non nata spagnuola, concedo; ma suddita spagnuola potrebbe ben essere.

—No, non suddita spagnuola;—gridò il Fiesco, inasprito.

—Giuratelo per questa croce;—disse pacatamente il Ximenes.—Ah, non ardite! e temete di farvi spergiuro! Ve ne lodo. Ecco una quarta prova che m’avete detto il vero, giurando di non congiurare coi nemici del re. Servite dunque Ferdinando, com’egli desidera, e riavrete la vostra donna.

—Ma con quali pretesti è tenuta in carcere?

—Ragioni, figliuol mio, non pretesti. Fu presa, perchè si voleva venire in chiaro d’un travestimento illecito, che mirava ad ingannar tutti, compresa la giustizia. Avrei potuto ordinare l’arresto come grande Inquisitore; e non l’ho fatto, e potete ringraziarmene. Fu in quella vece un provvedimento della giustizia secolare, e per volere del re. Ora, figliuol mio, considerate il caso vostro. Se rivolete la vostra donna, dovete dar le prove al giudice che essa è veramente vostra moglie: e ci vorrà tempo a farle venire, le prove, a farle esaminare dagli esperti; più tempo che non ne spendereste a recarvi dal vostro eccelso cugino e a condurvi in Parigi con lui. Neanche è da credere che ella uscirebbe di prigione, se anche le prove fossero trovate bastanti. Si dovrebbe anche sapere se, essendo stata suddita spagnuola prima di esservi moglie, era egualmente libera, sciolta d’ogni obbligo verso la giustizia spagnuola. E qui bisognerebbe aspettare l’esito di certe indagini, che don Nicola Ovando ha già cominciate col suo solito zelo. C’è tutto un viluppo di cose, qui sotto, e in coscienza debbo avvertirvene, che non sarebbe punto piacevole per voi e per la povera prigioniera. Siate savio, conte Fiesco. A voi, come italiano, può premer poco che Ferdinando perda la reggenza di Castiglia o l’ottenga: a noi preme che l’ottenga; e non per lui, badate, ma per salute di questa patria, che senza di lui ricadrebbe nell’antica anarchia. Siamo destinati alla patria celeste;—conchiuse solenne il Ximenes;—ma dobbiamo meritarla servendo Iddio nella patria terrena, e in questa unendo a sua gloria i cuori e le menti. Siate savio, signor conte, e servite il re con amore. Io, frattanto, per questa croce vi giuro, che alla prigioniera non sarà torto un capello, e che anzi ella sarà trattata come una regina; mi capite? come una regina.—