— Ah! ah! — gridarono sghignazzando beffardamente quegli altri. — La cristianella se la intende col greco. Essa gli mormora le dolci promesse, la bella colomba innamorata! Anche a noi un sorriso ed una tenera parola! Abbiamo forse da starcene a becco asciutto, noi altri?... —

Intenderete di leggeri come questi ed altri motteggi mi trafiggessero. E quelle caste orecchie udivano tutto; quella delicata persona ardeva e tremava; il suo labbro continuava a susurrarmi: — uccidimi! uccidimi!

— Indietro! — tuonai, più che non gridassi, una seconda volta; ma fu inutile. La cerchia si strinse, ed io con opere gagliarde incominciai a difendere la donna amata; onde la punta della mia spada andò più volte nella mischia e tornò indietro bagnata di sangue.

Grida, urli e strepito di ferri mi rispondevano; ma tutto soverchiava la voce di Trebazio, che era rimasto più indietro.

— Non ferite! — gridava egli. — Non ferite! potreste guastare la bella preda. Stringetevi intorno a lui; soffocatelo, impacciategli le mosse; lo uccideremo poi.... —

I modi dei miei assalitori mi dimostrarono che il consiglio di Trebazio era stato seguito. Che mi sarebbe giovato ferire tre, quattro o sei di costoro, se gli altri mi potevano disarmare? Combattevo in mezzo della sala, senza un angolo in cui ritirarmi, senza una parete che mi custodisse alle spalle; però mi giravo e rigiravo senza posa, respingendo e ferendo, ma conscio della imminente sconfitta. Ancora un istante, e non c'era più scampo per la povera donna.

— Uccidimi! uccidimi! — mi susurrava ella sempre con voce rotta e concitata, mentre, con istintiva cura, seguitava le volte rapide del mio corpo, or da un lato, or dall'altro. Io chinai il viso a mirarla, ed ella mi diede uno sguardo supremo di angoscia e di desiderio. Intesi la muta preghiera; alzai il ferro, e chiusi gli occhi.... Dio onnipossente! le vibrai la punta nel seno.

— Ah! — mormorò ella. — Finalmente!... Grazie, Calisto! io ti amo. —

Riapersi gli occhi, ed accostai anelante il mio viso al suo, come per bere dalle sue labbra quella inaspettata parola. Cecilia sorrideva; mi avvinghiò le braccia al collo, e, vinta da quello sforzo supremo, mi ricadde inerte sul braccio.

All'atto improvviso, un fremito di orrore era corso nella folla. Smemorato e quasi presso a cadere con l'amato corpo sul pavimento, volsi lo sguardo ai soldati, in quella che davano addietro, colti da immane stupore. E vidi allora Trebazio; Trebazio con gli occhi sbarrati e il volto livido dallo spavento.