Sollevai allora un tratto il cadavere e con feroce scherno mi feci ad interrogarlo.

— Ohè, Trebazio! Ve' come sei concio! E come farai ora per pigliarti la donna? Nè anco la più vecchia e la più aggrinzata delle tre Parche patirebbe ora i tuoi baci. —

La testa del morto spenzolava sul petto, grondando sangue d'ogni lato. Più sconcia figura non fu veduta mai; la testa di Medusa non avrebbe potuto reggere al paragone.

— A voi, soldati! guardatelo, contemplatelo a vostro bell'agio. È Trebazio, costui, il vostro amato Trebazio. Io ve ne faccio un presente. —

E così dicendo, sollevai quel corpo deforme, acciuffandolo pei capegli, e con un colpo del ginocchio nelle reni lo buttai loro tra' piedi. Tutti balzarono indietro, inorriditi, senza far motto, senza ardire di levar gli occhi verso di me. Stetti a contemplare un tratto quello stupido gregge, poco dianzi così minaccioso, e parlai:

— Soldati! Mi obbedirete voi? La donna che mi contendevate è morta; sarete contenti. Ma io ve lo giuro per l'Averno, chiunque ardirà accostarsi, finirà per le mie mani come questo vigliacco. Io sono il vostro padrone, e voi mi obbedirete, perchè io sono più forte di voi. —

La terribilità dell'esempio li aveva riempiti di spavento. Trebazio, vivo e minaccioso pochi minuti prima, era lì, cadavere informe sul pavimento, inondato del suo sangue; e tutto quel volgo aveva paura.

IX.

Volgo! Volgo! Tu non sarai dunque mai altro che volgo? Ci saranno sempre uomini il cui uffizio sulla terra sia quello di obbedir ciecamente, stolidamente, quando abbiano il giogo sul collo e ingombri loro lo spirito il terrore, o di far tremare altrui, quando il sentirsi slegati, con la coscienza della loro forza soverchiante e la impunità del mal fare, li faccia uscire in bestiali ruggiti? La cupidigia dell'oro che compra la stupida ebbrezza, la livida e scarna invidia di tutto quanto risplende per bontà, bellezza o potenza, il lercio compiacimento di tutte le più basse manifestazioni dell'istinto, saranno dunque per sempre il loro retaggio?

Oh volgo! il mio cuore si stringe al considerare le opere tue, e mi coglie un senso di amara pietà per la tua miseria, non per il male che cagioni altrui. A me non duol tanto del fiore che giace avvizzito sotto la striscia di bava segnata dal passaggio di un rettile, quanto del rettile istesso, a cui natura non ha dato di potersi comportare diverso.