Manete, pensando di farmi cosa grata, si provò a sollevarle dolcemente il capo e ravviarle i capegli.
— No, no! — gridai. — Vanne da' piedi, tu; io solleverò questo capo. Ecco; una mano là! Secondami a tempo e senza scuoterla troppo. Così va bene. E tu, manigoldo, che stai guardandoci allibbito, piglia una face e va innanzi. —
Il soldato a cui volsi queste ultime parole, sebbene tutto pesto e insanguinato (era egli uno dei primi che avevano ricevuto i miei colpi), obbedì sollecitamente. Di questa guisa, andando innanzi con passo misurato, rifacemmo la strada per l'andito e risalimmo i trenta scalini della botola. Il bel corpo che io tenevo nelle braccia, era tiepido; l'alito sommesso della donna mi veniva a morire sulle guance.
Non fiatai nè a Manete, nè ad altri, di questa scoperta che mi faceva palpitare tra l'ansia e la speranza. Deposi Cecilia sul letto della vedova, che era andata a nascondersi in un angolo, restando là più morta che viva, e mandai i prigionieri, accompagnati dalla coorte, alle carceri Mamertine.
Manete stava ritto sull'uscio, aspettando i miei comandi; ed io, risovvenutomi di Trebazio e di Almaco, presi una rapida deliberazione.
— La notte è a mezzo il suo corso; — dissi a Manete. — Tu andrai domattina da Almaco; gli dirai ch'io ti mando, e che mi precedi di pochi istanti; che l'impresa fu condotta a dovere; che Trebazio fu ucciso da me, per atto di grave disobbedienza. Gliene dorrà per fermo ed acerbamente; ma tu soggiungerai prontamente che Valeriano è morto per le mie mani. Questa novella son certo lo consolerà della perdita di un vil servitore. Va dunque; sei libero fino a domattina. —
Manete non si mosse.
— Che vuoi ancora? parla!
— Ho a dirti di quel vecchio della tunica bianca, che è tra i prigioni. Sai tu, centurione, chi egli sia? I cristiani, improvvidamente si lasciarono sfuggire il nome di lui. È Urbano, il loro pontefice....
— E che importa a me? Quando sarai dal prefetto gli dirai anche di questa preda. Vattene! —