Manete partì, ed io, pigliati questi provvedimenti, mi volsi alla giacente, e, trovata una guastada piena d'acqua, mi posi a lavarne la piaga, sciogliendo i grumi del sangue che stava rappreso sulle vesti.

La sensazione del freddo le fece ricuperare i sensi perduti; ella mise un sospiro e le palpebre si mossero un poco. Trepidante m'inginocchiai, aspettando con ansia affannosa il momento che ella mi avesse riconosciuto. Ma Cecilia, riavutasi appena, senza vedermi ancora con gli occhi, già mi aveva sentito al suo fianco, e voltando lievamente il capo, con fioca voce disse il mio nome.

— Calisto!

— Oh! Cecilia! Tu dunque vivi? — esclamai, alzandomi da quella postura per guardarla nel viso.

— Sì, vivo ancora per renderti grazie. Ma sono presso a morire, sai! Il tuo ferro pietoso ha colpito diritto.

— Oh no, Cecilia; tu non morrai. Tu devi vivere....

— Perchè? — disse ella con un dolce sorriso di malinconia, e fissando su me i languidi occhi. — Sentimi! Ho a dirti alcune cose. Dio mi concederà di parlare.... Quando ti conobbi, la mia fede era già data a Dio uno, onnipotente, e a lui mi ero legata con un sacro voto. Urbano, il buon pontefice, mi aperse gli occhi alla fede di Cristo. Egli stesso consentì le mie nozze con Valeriano, perchè questi era cristiano al pari di me, e, sapendo del mio voto, aveva giurato di rispettarlo. —

A me, udendo quelle parole della morente, parve di uscire da un sogno doloroso. Le tenebre si diradavano dalla mia mente scombuiata; ma la verità era più triste ancora, poichè Cecilia era in fine di vita.

— Valeriano, — proseguì ella, — fu per me solamente un fratello. Ed io fui felice con lui, poichè piacquero le nozze ai miei parenti, ignari com'essi erano della sua fede e della mia, ed avemmo agio di dedicar liberamente gli animi nostri alla causa santissima.

— Oh Cecilia! oh donna divina! ed io ho potuto....