Si parlava un giorno familiarmente della vita grama e senza speranza dei poveri parroci. Io proponevo, ghignando, a don Luigi, di andarsene a Roma, dove il suo ingegno lo avrebbe fatto conoscere, e diventar cardinale. Da cardinale a papa non c'era che un salto, e don Luigi avrebbe potuto pigliare il nome di Pietro II, annunziando ai popoli l'alleanza del papato con la libertà.

— Impossibile! — mi rispose don Luigi, senza addarsi della gran verità che diceva, rispetto alla sullodata alleanza. — Io so bene che voi amate celiare. Ci vuol altro per andare a Roma che un povero prete di Dego.

— Bravo! E Sisto IV non era egli di Albissola, di Albissola, celebre per due papi, e molte migliaia di pentole? Ma scusate, don Luigi, se salto di palo in frasca. Voi avete parlato di Dego.

— Sì; è il paese dove son nato.

— Ma proprio a Dego?

— Proprio, arciproprio! — soggiunse il parroco. — E che ci trovate di strano?

— Eh, mio Dio, nulla. Ma gli è che appunto in questo paese era nato un tale.... di cui mi sarebbe caro aver notizia, Calisto Caselli. Lo conoscete voi, questo nome?

— Calisto Caselli! — ripetè don Luigi, grattandosi la cuticagna. — Aspettate; non dite altro. Calisto Caselli! Oh perchè questo benedetto nome non mi riesce nuovo?

— Oh bella! perchè il Caselli è nato a Dego come voi.

— Sì, sì, — ripigliò il parroco. — Caselli! Caselli! Ah ecco.... ci sono. I Caselli non erano veramente del paese, ma di una terra vicina. Ecco perchè sulle prime non me ne ero ben ricordato. —