— Oh perchè domani?
— Perchè ho bisogno di raccapezzarmi. Tutti i particolari di quel caso malinconico mi girano confusi per il capo; nè saprei ordinarli così ad un tratto. Venite domani a sera, e, in cambio di giuocare a tarocchi, vi racconterò la storia. —
Uscii da don Luigi con la promessa in corpo, e imbattutomi per via col maresciallo, gli annunziai che dovesse venire anche lui a sentir questa storia, che lo avrebbe fatto restare a bocca aperta.
— Conticuere omnes.... — mi disse il maresciallo.
— Intentique ora tenebunt; — soggiunsi io, facendomi lecita quella piccola variante al verso virgiliano.
Alla dimane fummo puntuali al ritrovo; il maresciallo accese la sua Dulcinea (così egli chiamava una pipa di schiuma che lo accompagnava dovunque); io il sigaro, e don Luigi incominciò il suo racconto.
Io gongolavo dalla gioia. Tornare a Genova, pensavo, col racconto finito; poterlo mandare alle stampe e spedirlo ai quattro amici dispersi sulla faccia della terra....
Ma zitti; stiamo ad udire don Luigi.
XII.
I Caselli erano sul cominciar del secolo una delle più ricche famiglie delle Langhe. Il signor Pietro, padre di Calisto, oltre i larghi poderi ed i boschi sterminati, aveva avuto in eredità dai suoi vecchi una grossa somma di danaro in contanti, con la quale potè comperare il castello dei conti di Villa Cervia, caduti in basso stato ai tempi della rivoluzione e travolti poi come tanti altri nella rovina dei reali di Savoia, ai quali serbarono fede nei giorni della sventura.