In questo castello, che poco era discosto dal paese di Dego, il signor Pietro Caselli dimorava sei mesi dell'anno; o, per meglio dire, vi dimorava sua moglie, donna così ornata di angeliche virtù come era graziosa della persona.
Il signor Pietro la scialava da gran signore, e continuava a vivere a Milano, o a Parigi, dove io non istarò a dirvi che sollazzi lo trattenessero. Nei due mesi poi che consacrava alla campagna accanto alla moglie, per rompere la noia grandissima, teneva corte bandita, e gli amici piovevano a frotte; anzi può dirsi che arrivassero e partissero insieme con lui.
La signora, come vi ho detto, era una donna angelica. Dapprima essa aveva amato grandemente il marito; ma poi, vedutasi trascurata, non parve dolersi e si diede tutta all'educazione del suo unico figlio, come per trovarvi un sollievo alla sua mestizia, in quella che adempiva al suo ufficio di madre. Perciò ella viveva assai volontieri in campagna, facendo del bene, e cercando di coprire con la modestia e la bontà dei suoi modi la burbanza e il fasto del marito. Laonde non è a dire se fosse amata e rispettata da tutti.
Il giovinetto Calisto, fatto il suo anno scolastico in un reputato collegio non lontano di qui, andava a passar con la madre il tempo delle vacanze. Egli riteneva molto di lei, e più femminea che virile poteva ben dirsi l'indole sua, tanta era la sensibilità, tanta la prontezza ad infiammarsi per ogni cosa che gli paresse bella, e tanta la innata mollezza del carattere, che a volte si sarebbe potuta scambiare per apatia. L'ingegno era, per altro, vivace e piuttosto traente al fantastico; mirabilmente acconcio ad ogni genere di studi, alieno dal riposarsi in uno solo e condurlo a fine.
Questo era il giudizio che di lui facevano i suoi maestri. Ma essi non l'ebbero molta pezza nelle scuole; imperocchè, morta in quel torno la signora, il giovinetto fu posto dal padre in un altro collegio, e il castello di Villa Cervia non vide più alcuno dei suoi padroni. Ne dolse ai poverelli dei dintorni e a tutte le anime bennate, che veneravano quella pietosa signora; ne dolse a cacciatori, i quali perdevano i frutti della fastosa liberalità del Caselli, nei due mesi che egli soleva stare in campagna, e poi, come avviene di tutte le cose di questo mondo, non se ne parlò più affatto.
Di tanto in tanto, nondimeno, si sapeva qualche novella del padre e del figlio. Il primo seguitava a vivere nel mondo di prima, scialando sempre e viaggiando a sua posta. L'altro, com'ebbe finiti i suoi studi, ebbe dal padre gli esempi e la libertà di seguirli.
Per farvela breve, questa cuccagna durò anni parecchi, in capo ai quali il signor Pietro, che aveva sepolta la memoria della moglie nella varietà dei sollazzi, nei viaggi e nel giuoco, si accorse di aver mandato a male tutte le sue sostanze e la salute per giunta. I suoi poderi, che da lunga pezza andavano ogni anno coprendosi di nuove ipoteche, un bel giorno non parvero più abbastanza vasti alla folla dei creditori, e furono venduti a prezzi rotti.
L'improvvido spenditore non ne cavò, pagati i debiti, che poche migliaia di lire, con le quali ebbe agio di andarsene a morire, dicono, in un ospedale di Parigi. Trista fine di molti, i quali credono di possedere una borsa inesauribile come il pozzo di san Patrizio.
Questa rovina la prevedevano da lungo tempo gli uomini assennati, i quali conoscevano lo stato della famiglia Caselli, e le pericolose consuetudini del suo capo. Ma la gente minuta non avrebbe mai più immaginato che quella famiglia, argomento di tanta invidia, e citata come esempio di sfondata ricchezza, potesse un giorno cadere in quel modo. Però figuratevi la maraviglia di tutti, quando si seppe che i grossi poderi, i boschi sterminati, non appartenevano più ai Caselli, e che il castello, il magnifico castello feudale, era tornato in mano dei conti di Villa Cervia, i quali lo avevano anzi riavuto per poca moneta.
Se fosse vissuta l'angelica donna, per cui il castello aveva conservata una parte così gradevole nei ricordi della povera gente, la nuova di quel mutamento avrebbe stretto il cuore a più d'uno. Ma la signora era morta da sette anni; il marito non si era mai cattivato l'affetto nè la reverenza di alcuno; il figlio non si era più visto e nessuno se ne ricordava. Vi ebbe adunque una gran maraviglia, argomento a molte chiacchiere per due settimane, e nulla più.