D'altra parte, i vecchi del paese non si erano ancora dimenticati dei conti di Villa Cervia, i quali erano brava gente e senza alterigia, sebbene stessero a Torino con alti uffizi e dignità di corte. Laonde, tra queste memorie dei vecchi e l'amore della novità nei giovani, il ritorno degli antichi castellani fu desiderato per tutta la primavera e salutato con giubilo nella state.
Io mi rammento ancora di quel tempo, come se si trattasse del mese passato. Eravamo nel giugno del 1831, quasi trent'anni fa, quando il conte di Villa Cervia fece ritorno alla dimora de' suoi antenati; e ricevè le visite di quasi tutte le famiglie del nostro paesello, tra le quali non fu ultima la mia.
Il conte Emanuele di Villa Cervia era allora un uomo sui cinquantacinque, alto della persona, con due mustacchi bianchi come la neve, e i capegli del pari. A primo aspetto egli pareva uomo burbero, ma in cambio era buono come il pane. Si vantava di idee progressiste, e citava di sovente la parte che egli aveva presa, insieme col Santa Rosa, nei rivolgimenti del 1821; ma in fondo era come tutti gli altri suoi pari, e non avrebbe sacrificato un solo dei suoi titoli, una sola delle sue prerogative, per quelle famose idee che gli venivano ad ogni tratto sulle labbra. Nè di questo gli do biasimo; ma fo per dire che le sue tirate liberalesche non erano che un avanzo di quelle scapestrate invenzioni di Francia, infiltratesi a quei tempi perfin nell'esercito, al quale egli era appartenuto, ma in fin dei conti non mutavano l'essenza del suo carattere, e gli si potevano anche passare, come un difettuzzo di poco rilievo.
Dite e pensate quel che volete, voi altri rivoluzionari del 1860; io sto fermo alle vecchie massime. E sopratutto non mi state a ridere sulla faccia, perchè io potrei impuntarmi e non proseguirvi più questo racconto. Volete il dolce? Abbiatevi anco un tantino di amaro.
Non erano forse due anni da che il conte di Villa Cervia dimorava nel castello, quando giunse a Dego un giovanotto, con una valigia ed una cassetta di libri, e prese alloggiamento all'insegna dell'Aquila d'oro, che era l'unica osteria del paese. Egli vi stette alcuni giorni, uscendo alla mattina e rientrando all'ora del desinare, per uscir da capo e non tornare che a notte alta. Non istava a passeggiare per le vie, ma andava subito all'aperto, e si vedeva guizzare, or di qua, or di là, pei sentieri più soli ed alpestri.
In paese c'era una gran curiosità di sapere chi fosse quel giovine forestiero, il quale aveva tanta tenerezza per le colline e le boscaglie dei dintorni. Sulle prime lo credettero un pittore; ma egli non portava con sè nè albo, nè matita; e se stava le ore intiere a contemplare alcuni punti del paese, non era certamente in atto di copiarli sulla carta.
L'ostiere, interrogato, diceva di non saperne nulla, ma si vedeva troppo chiaro com'egli avesse paglia in becco. Il brigadiere dei carabinieri non era niente più loquace dell'ostiere; aveva veduto le carte del forestiero, le aveva trovate in regola; nè voleva sbottonarsi più oltre. Chi diamine poteva essere costui? Le donne di Dego, che non sono meno curiose di quelle d'ogni altro paese del mondo, avrebbero dato tutte il loro dito mignolo per discoprire l'arcano.
Finalmente il giovanotto se ne andò dall'osteria dell'Aquila d'oro; ma non dal paese. Egli aveva messo dimora nella casa padronale di un podere discosto mezz'ora dal castello dei Villa Cervia, e conosciuto da quei terrazzani sotto il nome di Castagneto, per i castagni ond'era piantato in gran parte.
Il suo modo di vivere era sempre lo stesso di prima; ma la curiosità della gente era soddisfatta; la scelta della dimora aveva tradito l'incognito del giovine. Il Castagneto era l'unico pezzo di terra che restasse ai Caselli, o, per meglio dire, all'ultimo loro rampollo, per il testamento d'una vecchia zia che aveva lasciato quel podere a Calisto.
Era dunque Calisto Caselli. L'ostiere non disse di no; il brigadiere nemmeno; ambedue si scusarono coi curiosi, narrando come il giovine Caselli li avesse pregati a non dir subito il suo nome, per aver tempo a ridursi nella casa, dov'egli stava facendo accomodare all'infretta due camere per uso di abitazione. Ma, contentata la curiosità del nome, non si ebbe altro; chè il Caselli non pose quasi mai piede nel paese, standosene tutto solo per la campagna.