I giovanotti, poi, tenevano bordone alle signore. Da principio s'erano messi tutti quanti in moto per vederla e farsi vedere; ma la contessina aveva avuto il gran torto di non accorgersi della presenza di alcuno. Per un tratto, i nostri Adoni seguitarono ad andar le domeniche alla messa del castello, a sfoggiar di panciotti variopinti e di sciarpe le quali avrebbero dato dei punti alle penne dei pappagalli; ma la fanciulla, che stava tutta contegnosa nella tribuna, col padre e la dama di compagnia, non guardava nessuno; pareva tutta assorta nella preghiera e nei suoni dell'organo.

Di guisa che tutti in breve ora levarono l'assedio, dando ragione, senza saperlo, a coloro i quali credono esserci al mondo delle donne create a bella posta per tener lontani i babbei che la pretendono a qualche cosa e fanno il sopracciò. Sia vero questo o non sia (che non intendo sedere a scranna io, povero provinciale), gli è pure un fatto che donne simili non istanno molto a levarsi dattorno i mosconi. Costoro ronzano un tratto: «è una superbiona, una stolida»; ma finiscono sempre con allontanarsi, e questo è il busilli.

Un uomo solo non aveva ancora volto gli sguardi sulla contessina Cecilia, ed ignorava perfino che la ci fosse: Calisto Caselli. Il giovane seguitava a vivere coi suoi libri, con la sua musica e con le sue montagne, non vedendo nessuno, non parlando con nessuno, tranne di rado coll'arciprete don Bernardo.

Egli, come vi ho detto, non si faceva mai vedere nel paese, dove lo chiamavano il malinconico, e, salvo un tantino per la sua maestria sull'organo, non si curavano nemmeno di lui. Per contro era amato da tutti i contadini e dagli stessi coloni che vivevano nel podere dei Villa Cervia, i quali non avevano ancora smesso di chiamarlo il signorino. Giovanni, il vecchio servitore del conte, era più che mai innamorato di lui e non tralasciava mai, la domenica, di andare sull'orchestra a inginocchiarglisi destramente daccanto.

— Oh signor Calisto! — gli susurrava egli una di quelle mattine. — Se ella suonasse il pianoforte che abbiamo nel castello! Io sono certo che piacerebbe anche a lei....

— Che pianoforte? — esclamò Calisto meravigliato. — C'è un pianoforte nel castello?

— Sicuro, e venuto dianzi da Parigi. Lo ha mandato a comperare il signor conte per la signorina.

— Che signorina? — chiese Calisto, così per rispondere qualche cosa ai discorsi del servitore.

— Oh, come? Non sa ella che da tre mesi c'è qui la signorina, la figlia del conte, venuta da Lione, dove era in convento agli studi?

— Io no. Sapete che non vedo mai nessuno.