Questa dimanda semplicissima del vecchio punse Calisto sul vivo, laonde tutto confuso si affrettò a rispondergli:

— No, no! Voi vedete pure che io ci metto piede, poichè entro nella cappella. Ma le mie consuetudini e l'umor mio mi dànno di vivere solo. Ringraziatelo, dunque, e scusatemi presso di lui.

— Oh, signor Calisto! Se Ella non ha altre ragioni, il conte verrà egli stesso a prenderla sull'orchestra, e sarà finita d'un colpo. —

Queste parole, con le quali Giovanni aveva tolto commiato, posero il Caselli in una grande perplessità per tutta la settimana; e siccome avviene dei caratteri ombrosi, vissuti lunga pezza nella solitudine, egli si fece il male più grande assai che non fosse; il castello, nel quale egli non aveva voluto entrar mai, gli appariva tutto irto di dolorose ricordanze, le quali gli contrastassero l'ingresso. Ne avvenne che la domenica seguente, quando si trattò di uscire di casa, egli aveva la febbre e non si potè muover da letto.

Il giorno dopo, passato il pericolo, anche la febbre passò; ma nuove angustie stringevano il giovine. — Che cosa dirà il Villa Cervia? Mi dirà scortese e peggio, e non avrà il torto. E la gente, che era avvezza ad udirmi?... Oramai non potrò più andare. —

Calisto non era già pentito di aver ricusato di andare dal conte, sibbene di non essere andato alla cappella; e di questo non sapeva darsi pace. Due giorni rimase accasciato a quel modo, senza nemmeno aver la forza di uscir fuori all'aperto; e più assai vi sarebbe rimasto, se non tornava Giovanni, con aria malinconica, a recargli le condoglianze del conte Emanuele e lo invito di lasciarsi almeno vedere alla cappella per l'altra domenica.

Egli stette ad udire attentamente; poi volle che ripetesse. — Vi ha proprio detto così? Come vi ha detto? Con quali parole?

— Ecco; — rispose il domestico; — il conte mi ha chiamato e mi ha detto precisamente così: Giovanni, vattene dal signor Caselli. Non gli chiederai della sua salute, imperocchè io m'immagino che, se non è venuto ier l'altro, egli è proprio perchè il mio invito gli è tornato discaro. Gli dirai in quella vece che io sono dolente di averlo invitato ad asciolvere; ma che lo supplico, poichè non ama conoscermi, di venire alla messa. Anche a lui dorrà, per una cosa di tanto lieve momento, smettere le sue belle suonate. —

Per chi conosceva l'umore del conte Emanuele, era quella certamente una gran degnazione; e, a dir vero, egli non si sarebbe piegato, se non era la dolce violenza della figliuola.

Egli infatti s'era adontato grandemente della scortese assenza di Calisto, imperocchè, se lo andare a suonar l'organo le domeniche non era pel giovinetto un vero debito, tale lo aveva pur fatto la consuetudine, e il debito era divenuto quel giorno più grave per l'accompagnatura dello invito a colazione.