— Oh no! restate, signorina; — disse egli, tendendo le mani verso di lei in atto di preghiera; — proseguite pure; non vi sgomenti la presenza di un povero suonatore! —

Arrossì la fanciulla e balbettò alcune parole confuse, di quelle tali che, dette appena, non si ricordano più.

Ognuno che abbia amato e che siasi fatto la prima volta a parlare con la donna amata, sarà passato per questa filiera. Egli vi ha, sul cominciare di un primo colloquio, dieci o quindici parole, dette dall'uno o dall'altro dei due interlocutori, le quali non si trovano più, anco a volerle cercare col fuscellino. Sono nonnulla, frasi monche, brandelli di pensiero, i quali spesso non somigliano nè punto nè poco a quello che s'aveva in mente di dire; epperò io credo che, se pur si trovassero, e si potesse metterli sulla carta, farebbero ridere. Il loro gran pregio sta tutto quanto nello esser venuti sulle labbra, in aiuto alle angustie, alle trepidazioni dell'animo; e vi so dir io.... cioè, intendiamoci, io non ve ne so dir nulla, ma ho sentito dire dagli altri, che in quelle contingenze essi riescono più grati che una ottava dell'Ariosto, più splendidi che un canto della Divina Comedia.

Che cosa dissero i nostri giovani per entrare in discorso? io non lo so, e, a dirvela schietta, non mi curo nemmeno di saperlo. È probabile eziandio che abbiano taciuto, senza punto accorgersi che non dicevano nulla.

Ma, tacessero o parlassero, venne il momento che si entrò in materia, e fu Calisto che, bene o male, arrossendo e balbettando a sua volta, si bevve intiero quel calice.

— Signorina, — diss'egli, — eravate dunque voi?... Ieri mattina, sedendomi, dove voi siete adesso, sentii come un arcano profumo, del quale non ho saputo argomentare la cagione....

— Ah! — esclamò la fanciulla. — Era l'essenza di viole, che mi piace tanto e che porto sempre sulla persona.

— Non mi ero dunque ingannato; — soggiunse Calisto. — Ma come avrei potuto immaginare che quel delicato profumo mi derivasse da una così bella suonatrice? Ho tuttavia dato vicino al segno, pensando che fossero gli angeli.... Non vi dolga del paragone, signorina, e sopratutto non lo abbiate in conto di un complimento. Ho pensato davvero agli angeli. Se il canto dell'organo è la più bella forma di preghiera, perchè non verrebbero gli angeli a raccoglierla, a fine di portarla in cielo, come le altre? Ora per me, tra la venuta dell'angelo del cielo e quella dell'angelo della terra, non corre divario, imperocchè, tanto per la venuta dell'uno, come per quella dell'altro, io non ardirei più mettere le mie dita profane su quella tastiera. —

La contessina di Villa Cervia, che era rimasta un tal poco impacciata a sentir quelle parole pronunciate con dolce lentezza dal giovine Caselli, colse l'ultima frase come un appicco alla conversazione.

— Oh, perchè non suonereste più? — chiese ella. — Voi mi vorreste far pagare troppo caro un capriccio scolaresco. Fin dal primo giorno che vi udii a suonare, volli provarmi pur io sull'organo, per vedere che differenza ci fosse tra questo grave strumento ed il cembalo. Sulle prime non sapevo raccapezzarmi; ma a furia di picchiare, son pur venuta a capo di trarne fuori qualche cosa.