Cotesto non bastava ancora all'innamorato, il quale si fece a trovare tutte le occasioni di veder la fanciulla. Ella, quasi ogni mattina, soleva andare con Giovanni e con la dama di compagnia a vedere le famiglie dei fittaiuoli, dar rimedi per gli ammalati, pannilini per i più poveri, a fare insomma tutto quello che faceva un tempo l'angelica signora, la madre di Calisto.

E non dubitate: andasse di qua, andasse di là, Calisto si trovava sempre, un po' prima, un po' dopo, sulla sua strada; laonde in breve diventò consuetudine il vederlo, e son certo che se fosse mancato una volta, alla dimane gli avrebbero chiesto se per avventura fosse stato ammalato.

Egli era tanto cortese colla dama di compagnia, donna attempata, a cui parlava sempre nel suo francese, con quella purezza di accento ch'egli aveva attinta alle sue fonti, in Parigi! Ed era così buono col vecchio Giovanni!... In quanto alla signorina, egli non le diceva mai cosa che uscisse di riga; parlavano sempre di musica, di lettere, di cose innocentissime, e nessuno badava al linguaggio degli occhi, ai fiorellini colti sui ciglioni dei sentieruoli, alle pazze sfuriate di allegrezza verso l'aria pura e verso il cielo sereno, insomma, a nessuno di que' nonnulla, di cui si nutre la più forte tra le umane passioni.

Al ritorno da quelle passeggiate campestri, Calisto accompagnava le signore fino agli alberi, sull'ingresso della piazzetta, e se ne tornava in giù, leggiero leggiero, e col cuore pieno di contentezza.

Venne l'autunno, e la vendemmia non fece che accrescere la dimestichezza. Le foglie appassite cadevano dai rami, ma non appassiva l'amore; e quando il temporale e la pioggia impedivano le passeggiate, Calisto aveva sempre un libro da restituire, una domanda da fare: se il fulmine avesse schiantato nulla, se la pioggia avesse guastato il giardino della contessina, e che so io.

L'inverno era un guaio; ma al giunger dell'inverno il conte Emanuele si buscò una forte infreddatura, pericolosa alla sua età. Il giovane allora fu tutti i giorni, mattina e sera, al castello, e non lasciava mai il letto del conte, a cui ministrava con figliale sollecitudine le bevande e leggeva da capo a fondo la Gazzetta Piemontese.

Cecilia, anch'essa, era sempre accanto al letto paterno, e al conte Emanuele era divenuta come una necessità di averli tutti e due al capezzale. Caselli di qua, Caselli di là, non c'era che Caselli di buono, ed era lui che dava sesto ad ogni negozio, e pareva fosse lui il capo di casa.

Tutti nel paesello di Dego avevano già in capo che un matrimonio fosse lì lì per fiorire, e chi dava del pazzo al conte, chi gliene dava gran lode. Don Bernardo, a cui il conte non aveva mai detto nulla, ma che vedeva la sua predilezione per Calisto, non diceva nè di sì nè di no a chi gliene domandava. Il vecchio domestico non aveva nulla da dire, ma in cuor suo desiderava che il bel signorino la sposasse davvero, e presto, la sua leggiadra padroncina.

Cecilia non pensava a nulla, non desiderava nulla. Calisto non aveva mai detto quella tale parola; non c'era dunque ragione di fare il suo esame di coscienza, e di mostrarsi più contegnosa. Amava, senza cercare più oltre, e si sentiva felice.

Ma se il cielo era sereno sul loro capo, qualche nuvoletta nera cominciava a turbar l'orizzonte. La burrasca doveva esser vicina.