Ma il giovane stava ritto a due passi da lui, pallido, modesto e severo come un generoso che aspetta la morte. Egli invero non si riprometteva una favorevole risposta; ma, dopo aver finalmente pronunziate quelle parole fatali, si sentiva parato ad ogni cosa.
Durò tra essi una pausa, che parve molto lunga ad ambedue; ma più lunga al conte Emanuele, a cui toccava rispondere. Chinò gli occhi, gli alzò due o tre volte, e dopo aver molto cercato che cosa gli dovesse rispondere, non gli venne altro alle labbra che questa domanda:
— Dite da senno?
— Oh, signor conte! — esclamò corrucciato Calisto. — Vi pare una dimanda, la mia, da celiarvi su?
— No, no.... — ripigliò il conte. — Il cielo me ne guardi. Ma, in fede mia, la mi giunge così nuova....
— Sì, è nuova, signor conte; ma non è altrimenti nuovo l'affetto che ho concepito per la figlia vostra. Sono indegno di lei, lo so; indegno a gran pezza, ma in quel modo che potrebbero essere gli uomini tutti del mondo, innanzi a tanta bellezza, a tanta virtù, a tanta nobiltà d'intelletto. —
Il conte Emanuele aveva l'aria di cader dalle nuvole. Stette con molto raccoglimento a sentire i discorsi del giovane, e, dopo alcuni secondi di silenzio, nei quali fece prova di raccapezzarsi un tratto, rispose:
— Voi rendete giustizia alla contessina di Villa Cervia, e ve ne ringrazio. Ma ditemi, signor Caselli: e da quando vi è nato il pensiero di chiedermela in moglie?
— Oggi stesso, signor conte; ed ho pensato inoltre, che, fatta una risoluzione simigliante, fosse sconveniente ogni ritardo.
— Ed avete saviamente operato, signor Caselli, perchè certe cose bisogna dirle subito subito. Io penso che voi, leale come siete, non avrete detto cosa a mia figlia che....