— Nulla, signor conte! — interruppe Calisto. — Io non le ho anche detto nulla di questo mio proposito.
— Lo credo; e vi risponderò con pari schiettezza che, oltre alle molte ragioni, le quali si opporrebbero a questa vostra dimanda, e le quali la perspicacia vostra vi farà intendere non risguardar punto il vostro carattere, ve n'ha una, di cui voglio parlarvi subito. Siete giunto troppo tardi, signor Caselli. Ieri ho concessa la mano di mia figlia al giovane marchese di Cardiana. —
E dette queste fatali parole, anche il conte Emanuele si sentì meno impacciato. L'amore di Calisto gli giungeva come un fulmine a ciel sereno; la sua dimanda di matrimonio offendeva tutte le sue opinioni di nobile; ma non poteva scordarsi d'un tratto la sua amorevolezza per il giovane Caselli, la rispettosa amicizia di quest'ultimo, ed intendeva altresì quanto gravi dovevano essere le trafitture nel cuore dell'innamorato, per condurlo a quel disperato colloquio.
Però non seppe assumere quell'aria di dispregio che una simile domanda, fatta da un altro, gli avrebbe sicuramente inspirata; e, tra le ragioni che gli erano venute alle labbra, egli scelse quell'una, la quale, mentre pur rispondeva alla verità delle cose, non potesse offendere il delicato sentire del suo umile amico.
Sulla mente e sugli occhi di Calisto si distese una nube, che egli invano tentò di sgombrare, facendosi scorrer le mani sulla fronte, in quella che mormorava:
— Ah! lo avevo preveduto!... —
Il conte taceva, e stava aspettando, con rammarico ed impazienza, il fine di quella scena spiacevole.
— E la contessina lo sa? — chiese finalmente Calisto.
— No, — rispose il vecchio gentiluomo, — ma oggi stesso lo dirò a lei, presentandole il marchese di Cardiana come suo fidanzato.
— Come, signor conte? — gridò Calisto, il quale non poteva più contenersi. — E senza dirgliene nulla? senza chiederle innanzi se il suo cuore vi consente?... —