— Giovanni, lasciami andare! — gli gridò Calisto, che non ne poteva più.

Allora Giovanni, stupito, lo guardò in viso; e dallo stupore passò allo spavento.

— Potenza del cielo! — gridò egli, giungendo le palme, — come ha visto scombuiato! Che le è mai accaduto, signorino?

— Giovanni, lasciami andare! Ho la morte nell'anima. Non ci vedremo più!

— Che? come? — gridò il vecchio servitore. — Ah! il torinese.... sposa la contessina? —

Calisto, che era già per muovere il passo, si rattenne, ed afferrando il braccio del vecchio, gli disse:

— Come? tu lo sapevi?...

— Io no, signorino; ma il cuore mi diceva che nella venuta del marchese di Cardiana c'era un grosso perchè. La tristezza della padroncina, quella di Vossignoria, mi dicevano molto. Ora, vederla partire così a precipizio, udire quelle sue rotte parole.... che cosa debbo pensarne, mio Dio?...

— Te ne duole, Giovanni? Tu dunque non avresti veduto di mal occhio che Calisto Caselli, un plebeo, sposasse la castellana di Villa Cervia?

— Io!... — gridò il povero vecchio, con gli occhi imbambolati. — Se c'è cuor nobile al mondo, degno dell'amore della contessina Cecilia, è il suo, senz'altro, signor Calisto, è il suo. Oh, la non dubiti, io li conosco i veri gentiluomini; sono vecchio e me ne intendo un poco. I veri gentiluomini, quelli del vecchio stampo, sono fatti come Vossignoria.