Egli pronunciò queste ultime parole con un'aria così cupa, che io tremai tutto, e mi affrettai a prendergli la mano tra le mie, lasciando trapelare l'ansietà dell'animo e il desiderio di rimproverarlo.

— Non temete, don Luigi, — soggiunse egli, sorridendo malinconicamente, — non ho nessuna voglia di uccidermi. Le mie opinioni intorno al suicidio saranno certamente alquanto disformi dalle vostre, imperocchè io non nego all'uomo il diritto di levarsi la vita, quando questa gli sia divenuta increscevole. Avrò il torto; ma la è una quistione cotesta che non ho avuto ancor tempo nè agio a studiare per bene, e i miei giudizi, comunque vi paiano, sono a quel punto che vi ho detto. Per contro, se diverso è il pensare tra noi due, io convengo nella vostra sentenza riguardo al fatto, e sono avverso al suicidio, perchè non voglio far ridere gli stolti, nè muovere a pietà i buoni che vedono sempre in quest'atto, o la rovina degli averi, o un amore sfortunato, o finalmente un ramo di pazzia. Da queste tre argomentazioni non si esce, a sentire la gente; il perchè, se uno si uccide, ha da rassegnarsi in anticipazione ad una di queste varianti, appiastrate alla sua riputazione, come una lapide infame nel luogo ove era edificata la casa di qualche celebre disgraziato, compianto dagli uni, maledetto dagli altri, sempre mal giudicato da tutti. No, don Luigi, non mi ucciderò, ve lo giuro; non ho in animo di lasciare eredità di mestizia agli onesti, argomento di ciarle assassine all'universo. —

Mi sentii raffidato da quelle parole; intanto egli proseguì:

— Ho divisato di andarmene da questo paese. A Torino troverò modo di vendere il Castagneto, o pigliarvi su denari ad imprestito, e poscia me ne andrò lontano lontano, che l'aria nol sappia neppur essa. In qualche angolo della terra troverò pure il modo di proseguire onoratamente la vita, o levarmene il tedio, senza disonore, o viltà. Ed ora, buon amico, che avete compassione di me, eccovi il mio libro. Voi siete un uomo di cuore; lo screzio delle opinioni che corre tra noi non mi ha punto impedito di amarvi, e di cattivarmi la vostra amicizia. Eccovelo dunque, il testimone eloquente dei miei affetti sconsolati; voi lo terrete come un ricordo di me. Anche iersera, dopo averne sfogliate alcune pagine, che m'ero fatto a leggere con amara voluttà, fui sul punto di consegnarlo alle fiamme. Ma, dissi a me stesso, quella divina creatura, di cui esso è la glorificazione quotidiana, non mi ha fatto nulla; innocente cagione dei miei mali, essa ne avrà rammarico, se non così forte come il mio, certo assai somigliante. Ho in quella vece deliberato di finirlo, scrivendo la storia dolorosa di questi ultimi giorni, e di consegnarlo a voi. Lo leggerete; vedrete i miei pensamenti, tutte quelle sfumature di concetti che rispondono ai fatti più minuti della vita, e vi servirà per dire un po' di bene di me, quando altri forse addenterà la mia fama. —

Povero giovane! Così la storia del suo amore si fosse fermata a quel punto! Così fosse egli morto davvero, come egli chiedeva con tanta sincerità di desiderio.

Io accettai il manoscritto e gli promisi che non mi sarei scordato di lui.

In mia presenza diede sesto a tutte le sue cose, e dopo aver preso un po' di cibo con me, col cuore gonfio di amarezza, ma tranquillo negli atti e nel portamento, partì alla volta di Torino, sulla via di Mondovì, dopo aver detto ai suoi fittaiuoli che andava per un viaggio di pochi giorni.

La gente a Dego ne fu molto meravigliata; se ne fecero i gran ragionari per case e botteghe; e vi lascio immaginare quanta confusione di parole e di lingue ci fosse, dopo che si era detto e creduto generalmente che l'orso del Castagneto era stato addomesticato dalla schifiltosa castellana di Villa Cervia, e che si dovevano tra breve far le denunzie in chiesa.

Ma non istette molto a farsi strada la verità, sebbene sformata a capriccio nei particolari; e una settimana dopo, tutti sapevano che la contessina Cecilia andava sposa al giovane marchese Alberto di Cardiana, quel damerino attillato che passava tutte le mattine a cavallo per la via principale del paese, e (Dio mi perdoni) faceva l'occhiolino a tutte le femmine che stavano al davanzale.

Ora mi è necessario narrarvi brevemente quello che avvenne al castello, dopo la partenza di Calisto.