Era molto mutata da quella contessina Cecilia che avevamo conosciuta un anno prima. Il volto aveva sereno, ma pallido, e una cert'aria pensierosa e il tardo muovere degli occhi, che usava tener quasi sempre socchiusi in atto di chi si raccoglie nelle sue interne meditazioni, davano a credere che su quel biondo capo si fossero addensate già molte procelle.

Io non so se sia vero del tutto; ma pare a me che le persone, le quali hanno patito, s'abbia a conoscerle a prima giunta. Stanno bene come voi; sono in carne come voi, sorridono come voi, nel giro di una amichevole e gaia conversazione; ma un nonnulla sul loro viso, un certo modo di volgere gli occhi senza guardar nulla, una grinza leggera e quasi invisibile, vi mutano a un tratto quella figura. Avete dinanzi agli occhi lo stesso volto, ma non è più la medesima fisonomia.

La grand'arte dei valenti pittori sta nel saperli cogliere, questi momenti, e di lumeggiarne la testa con un semplice tocco di pennello. I grami, i dozzinali, non badano a questi gravissimi nonnulla, e vi fanno un ritratto nel quale ci sono tutti i lineamenti, spesso fedelmente copiati, ma guasti da quelle smorfie ed atteggiamenti d'uso che arieggiano la fotografia.

Questa sì davvero è l'ultima ragione dell'arte. Vi riproduce con quella materiale fedeltà, che io direi piuttosto infedele, di un dato momento, dopo avervi composte le membra e comandato il piglio che sembri più acconcio. Cerca di farvi più bello e non vi fa più vero; perciò vediamo persone gravi per natura, le quali sorridono sulla cartolina come altrettanti babbei, stolidi che vi assumono un'aria di malinconia soave da innamorare i sassi.

Poichè sono venuto a parlare della fotografia, lasciatemi dire una cosa, la quale a voi, che volete darvi allo scrivere dei costumi del tempo nostro, non tornerà forse inutile del tutto. Voi vedrete, anzi non vedrete nulla, ma lo vedranno i nostri nepoti, che il tipo della società civile del secolo nostro andrà sepolto insieme con noi. E mi spiego.

Qual è ai dì nostri la casa che non abbia i suoi vecchi ritratti a olio, siano eredità di famiglia, o compere fatte dal rigattiere? Sono gravi magistrati con la zazzera lunga e pendente in ordinati cincinni sulle spalle; guerrieri con la corazza di acciaio, le brache di raso e gli stivaloni di marocchino giallo; gentildonne incipriate con un fiorellino tra le dita; professori con l'abito nero tagliato a coda di rondine, i ciondoli al panciotto e una lettera in mano colla sua brava soprascritta in mostra; tutta gente di cui non sapete il più delle volte neanche il nome, ma che siete avvezzo a vedere, e che vi rappresentano il tipo di uno o due secoli fa; riscontro utilissimo di una generazione con l'altra.

A que' tempi ogni famiglia aveva i suoi ritratti e passavano all'erede insieme col rispettivo gruzzolo di doppie. La moneta si spendeva, ma le vecchie e venerande figure restavano; correvano di casa in casa, passavano per mille vicende fortunose, ma restavano.

Oggi, che cosa c'è in ricambio? La fugace fotografia, merce da albo, che costa poco e dura anche meno. I grand'uomini, poi, sono tutti in litografia. Io li vorrei aspettar tutti fra cent'anni, e vedere che cosa rimarrà, quale ricordo efficace della nostra generazione e del suo tipo particolare. Passeremo come tante ombre; i futuri si ricorderanno dei nostri vecchi, i quali affidavano la loro immagine alla tela, non già di noi. E sarà forse il meglio!

La marchesa di Cardiana aveva portato alla dimora paterna il suo ritratto, magnifica opera di un francese, certo Delaroche; il quale doveva essere un pittore de' buoni, poichè nel suo dipinto ci si vedevano tutte quelle cose che generalmente non intendono i dozzinali dei quali vi ho detto. La rassomiglianza della giovane Cecilia col ritratto della contessa Giulia s'era fatta più spiccata, dopo il suo matrimonio, e il quadro del francese le aveva dato la stessa malinconia dello sguardo, lo stesso atteggiamento sereno e severo che si notavano nel vecchio dipinto dell'antenata.

Il nuovo quadro fu appeso nel salone, a riscontro col vecchio, e la giovine e l'antica castellana di Villa Cervia parevano due sorelle; argomento di continua ammirazione e di lunghe estasi per il vecchio Giovanni, che amava tanto la sua nobile padroncina.