— Che fa il marchese di Cardiana? — pensava intanto il servitore. — E come va che non esce dal suo nascondiglio? —

Ma il Cardiana non era uscito ancora per le sue buone ragioni. Egli aspettava, per vedere se la finestra così attentamente guardata dallo sconosciuto si aprisse. Ma la sua aspettazione non ebbe frutto, e ben se ne avvide, al muoversi che fece quell'altro, per ritornarsene in giù. Allora sbucò fuori da un cespuglio, per contendergli il passo.

Giovanni, dal luogo dove stava rannicchiato, vide quell'atto repentino e tremò tutto quanto, sebbene immaginasse che quello era il Cardiana, e ne aspettasse la comparsa. Ma egli è pur noto che i più animosi non sanno custodirsi da un certo sgomento, allorchè sotto i loro occhi incomincia una lotta.

— Che fate voi qui? — gridò il marchese, balzando al cospetto dello sconosciuto, con lo scudiscio nel pugno e l'altra mano alla cintola.

L'altro si fermò, e diede addietro col capo, in atto di meraviglia; indi, dopo una breve pausa, rispose:

— Quel che mi pare. La campagna è libera per tutti, mi sembra.

— No; — soggiunse il marchese; — voi siete in casa mia.

— Lo dite troppo presto, signor marchese Alberto di Cardiana. Aspettate almeno che il conte Emanuele sia morto.

— Egli è mio suocero; dovete saperlo; e se egli fosse qui, come ci sono io, non farebbe diverso da quello che io faccio, e scaccerebbe il signor Calisto Caselli dalla sua terra.

— Lo credo, lo credo. Ed io me ne andrei via sollecito, se non avessi l'uso di non andarmene mai da un luogo, nel quale mi si parla con quel piglio arrogante che voi, signor marchese, adoperate con me. —