— No, no, mio vecchio Abgàro! A qual pro? —

Abgàro lo guardò trasognato; indi, come parlando a sè stesso, acerbamente rispose:

— Ah! invero nessuno saprebbe più tender l'arco di Aìco. Ma nessuno ama più la sua patria come il figliuol di Thogarma. Gli occhi d'una maliarda hanno virtù perniciosa su noi, come quelli del serpe. Oh, dimmi ciò che vorrai, re d'Armenia; — soggiunse il vecchio cantore, notando il corruccio che balenava dagli occhi del giovine; — uccidimi, se t'aggrada, e togli un altro soldato alla misera terra dei padri.

— No; — rispose gravemente Ara; — io nol farò. Risponderò invece al tuo cieco amore di patria che questo inutil colpo contro una donna potrebbe aggravare la sorte del popolo nostro, che non avrà più noi per difenderlo. —

Nulla rispose il vecchio; ma un amaro sorriso d'incredulità gli sfiorò le labbra; e fu risposta peggiore. Trasse indi la spada; gittò la guaina al basso, dove in quel punto si vedeano apparire i nemici, e giù di lancio, come se avesse al piede le ali della giovinezza, si scagliò incontro alla morte.

— Tu solo? — gridò il re, con accento disperato. — Vecchio Abgàro, non disprezzare i giovani, perchè essi hanno un cuore e non amano combatter le donne. —

E impugnata la sua larga spada a due tagli, si avanzò per seguire il vecchio sdegnoso.

Ma in quel mezzo, Abgàro cadeva. Una torma di arcieri sbucava da un colmo di arbusti, sulla destra degli Armeni. Erano i primi che calavano dai monti. Non che la fronte dell'esercito aicàno, già più non eran sicure le spalle. E il medesimo accadeva dall'altra banda del fiume. Quella parte dell'esercito babilonese che davanti al passo di Lukdi avea piegato a destra, verso le sorgenti del Tigri, per inaccessi e mal guardati sentieri, riuscita era alle spalle di Ajotzor, tagliando la via di ritirata verso Armavir, e piombando sulle tende del campo di Ara, innanzi che i Medi, i Persi egli Ariarvi avessero distrutto gli ultimi avanzi delle schiere di Vasdag.

Il re d'Armenia non vide la morte di Abgàro. Egli era appena a mezzo del declivio, che una freccia lo colse, penetrando là dove la corazza si allacciava alla gorgiera. Sul punto non s'era avveduto di nulla, attribuendo la caduta all'aver posto il piede in fallo. Senonchè, tentando di rialzarsi, sentì una trafittura, come un bruciore al sommo del petto. Recò istintivamente la mano colà e trovò la canna infissa nella giuntura; la strappò con violenza e un umor caldo gli spicciò sulla mano. Era sangue, e appariva copioso.

— Ah, grazie! — esclamò, alzando al cielo le pupille smarrite.