— Non si uccida, pel dio Nergal! non si uccida! — gridò il capitano, accorrendo tra i primi, colla spada sguainata. — Arrendetevi, figli d'Aìco, e giù l'armi, o tutti pagherete col vostro sangue ogni scalfittura che tocchino i miei. —
Erano in piedi sul fianco del poggio, Sumàti, Bared, Sempad, e pochi altri guerrieri aicàni. La resistenza sarebbe stata impossibile; posarono le armi.
— Dobbiamo prenderlo vivo; — proseguiva il capitano, parlando a' suoi, che s'erano fatti intorno al ferito. — La regina ha promesso un lauto premio a chi le condurrà vivo il nemico. E siete voi, voi, uomini di Birtu, la città bianca sul monte, i fortunati!
— Gloria a Birtu! — gridarono i soldati, levando in aria gli archi e le spade. — Gloria al paese di Libnan, dove sorgono i cedri!
— Il vinto re farà bello il trionfo alla possente signora degli Accad; — dicevano alcuni di essi. — Pagherà egli il fio di tante migliaia di uomini che questa orrenda giornata ci costa.
— Che farà di lui la regina?
— Lo darà in pasto ai leoni.
— Lo farà configgere con chiovo di rame nel fronte alle porte della sua reggia. —
Così semivivo, il re fu adagiato sull'erba. Sumàti, scioltogli prestamente l'usbergo, gli veniva astergendo la ferita e con una fascia, che s'era tolta dai fianchi, s'apparecchiava a stringere il sommo del petto, perchè il sangue stagnasse.
Intanto Semiramide, discesa dal colle di Kerezmanc, affrettava il cavallo lassù.