Il Casdim la guardava attonito e tremante. Imperocchè egli non intendeva perchè lo avesse fatto chiamare la regina a quell'ora, nè perchè, dopo le strane domande, avesse cavato fuor dallo stipo il suo monile di perle.

— Dimmi ancora: — ripigliò Semiramide, volgendosi a lui, dal vano della finestra, ove si era recata; — non è egli vero ciò che ho sempre udito dai savi, che l'acque di questo lago son salse?

— Sì, mia signora; epperò questa gente lo chiama il mare di Van. Fu un tempo che quest'ampio lago e i mari lontani eran tutti una sola mistura.

— Al mare, dunque, al mare! — proruppe la regina senza ascoltarlo più oltre.

E gittò incontanente il talismano nel vuoto. Volò in aria il monile, e tratto dal suo peso andò veloce al basso, diè un tuffo nelle onde azzurre e disparve.

Ora le perle di Semiramide erano note al popolo delle quattro favelle, per l'arcana virtù attribuita a quella pietra nera che vi era incastonata nel mezzo.

— Che fai, regina? — gridò esterrefatto il Casdim. — Quel talismano che ti ha sempre custodita, che ha sempre esaltato il tuo regno....

— È là nei gorghi profondi; — interruppe la regina con fervido accento. — Non m'hai tu detto, o saggio indovino, che egli s'ha da credere ai sogni? Un sogno m'ha ingiunto di gittarlo nel mare. L'eccelso avvertimento è stato seguito da me. Vanne, ora, e se vorrai dire: «son cadute le perle di Semiramide in mare,» aggiungi che esse tornarono là dond'erano uscite, e nessuno potrebbe oramai discernere il luogo.

— Io tacerò, possente regina; — balbettò l'indovino, chinando la fronte e le spalle in atto umilissimo. — Te certo inspirano gli Dei; ma il volgo non dee sapere ogni cosa; chè potrebbe cavarne presagi funesti e intiepidir nella fede.

— Va dunque, ritorna al re d'Armenia. Vivo lo voglio! — aggiunse ella, con tale intensità di desiderio che parve furore e trasse in inganno la mente del Casdim. — Semiramide è grata a chi interpreta i suoi voleri e secondo l'opera sua. Chiedi ciò che vorrai, se egli è salvo da morte.