— Possente signora, — rispose il Casdim, — l'uomo farà quanto è in poter suo. Ministrerà i farmachi salutari e implorerà con fervide preci il soccorso di Nebo. Se cessa quell'ardore ond'è tutto invaso il ferito, se egli riapre gli occhi alla luce e dal suo parlare si fa manifesto che nessuna parte del cavo petto fu lacerata dallo strale de' tuoi, scioglierò un cantico di lode agli Eterni, imperocchè egli sarà risanato. Ora io vado obbediente al tuo cenno, o regina. Unico premio alle mie fatiche, desidero sia prospero sempre e avventuroso il tuo regno. —

Partì, ciò detto, meditando in cuor suo, ma non intendendo per fermo, che significasse quella furia improvvisa della regina, e lo aver essa gittato il suo talismano nelle acque. Bene avrebbe voluto sapere del sogno; ma oltre che non era costume d'interrogare i monarchi, egli giustamente pensava che in quel momento la sua curiosità avrebbe potuto tornargli dannosa. L'essere Casdim non bastava ancora a salvare un uomo dai flagelli e dai chiovi del patibolo. Superstiziosi, ma feroci, erano i re della stirpe di Nemrod; temevano a volte gli Dei, ma non pativano libere parole dai sacerdoti. Soltanto dopo che il popolo delle quattro favelle, e tutti con esso i figli di Assur, ebbero sperimentata la tirannide forastiera, e una seconda dinastia nazionale fu innalzata dai Casdim, questi sacerdoti, indovini, osservatori degli astri, diventarono una setta potente e temuta, che fu la gloria da prima, indi la rovina del più nobile tra gli antichissimi imperi.

Uscito il Casdim, la regina rimase a lungo assorta ne' suoi turbinosi pensieri. Quel giorno, quell'ora, decidevano della sua sorte; da quella di Ara, la sua vita pendeva. Nè già più si ricordava del regno; il talismano gittato non le tornava alla mente, in quel punto, che come argomento di dubbio. Può ella chiudersi (diceva) in una vil pietra, questa favoleggiata virtù che incateni gli eventi e governi a sua posta il futuro?

Un rumore di passi la scosse. Era Hurki, il fido guardiano, che compariva sul limitare.

— Orbene? — gridò ella, balzando in piedi, e della mano comprimendosi il petto, quasi volesse impedire al suo cuore di battere.

— Signora, — disse Hurki, — i Casdim ti stanno mallevadori della vita del re d'Armenia. Egli è salvo.

— Ah! salvo! ripetilo!

— Sì; ogni timore è svanito, — ripigliò il capo degli eunuchi; — l'ardor delle membra è cessato; il re d'Armenia ha aperti gli occhi ed ha ringraziato di lor cure pietose gli astanti, sebbene egli ha soggiunto, avrebbe meglio amato non risvegliarsi più mai. —

La fronte di Semiramide si ottenebrò, a quelle amare parole, e un freddo acuto le corse per tutte le fibre. Ma da lunga pezza oramai ella era temprata al dolore, e, passato quel primo istante d'angoscia, ricuperò l'impero di sè medesima.

— Sta bene; — diss'ella crollando alteramente la testa; — egli è salvo; amerà ancora la vita. Ma dimmi; come è egli avvenuto che in quel momento, dopo tante dubbiezze dei Casdim....