— Sì, — ripigliò Sumàti, — Zerduste, al quale incauta commettevi l'adolescenza di Ninia. Povera madre! Egli ha foggiata a suo talento la molle cera, e tuo figlio non t'ama più, nè ti teme; tuo figlio è ribelle. —

Qui trattenne Sumàti il suo dire, poichè la regina non avrebbe potuto udirlo più oltre. A quelle parole: «tuo figlio è ribelle,» che compendiavano per lei tutto il lento e coperto lavorìo del nemico, Semiramide avea dato un grido, grido di fiera che torna al covo e più non vede i suoi nati, e si era abbandonata, singhiozzando, contro la spalliera del suo trono, a cui le mancava la forza di ascendere. Si riebbe finalmente, e quando volse la faccia a Sumàti, già non era più quella.

— Il cuor della madre ha toccata una acerba ferita; — diss'ella gravemente, poichè si fu posta a sedere sull'alto suo scanno. — Ti udrò ora con calma; prosegui! —

L'Indiano s'inchinò davanti a quella semplicità maestosa.

— Ti obbedisco, — soggiunse. — Tu scenderai, com'io penso, a Babilonia, e troverai chiuse le porte della tua grande città. Questa rivolta indugiò lo scoppio fino a tanto che tu non avessi condotto lungi dal Sennaar e impegnato in una guerra pericolosa tra i monti il tuo fortissimo esercito. Ad assicurarne l'esito, era mestieri che qui ti fosse ritardato il trionfo, e fu stabilito perciò di avvisare l'Armeno, le cui lentezze e i destreggiamenti, agevoli in queste gole, avrebbero procacciato la nostra vittoria e la sua. Io stesso mi proffersi messaggiero, e venni nel tuo campo ad aspettarvi il segnale, per andarne dal re. Animo generoso, respinse egli il consiglio. Regnerebbe ancora se lo avesse ascoltato, e te, o regina, intenta a dargli caccia faticosa per queste montagne, l'annuncio della rivolta e della perdita del tuo regno, avrebbe fatto ristar dall'impresa

— Lo credi? — tuonò la regina, con sarcastico piglio. — Ai vicini prima, ai lontani più tardi, e Semiramide avrà tempo per tutti. Ma dimmi, piuttosto; per quali vie si è impadronito colui della mente di Ninia?

— Del cuore anzitutto; — notò prontamente Sumàti. — Il cuore di Ninia si era da breve tempo dischiuso all'amore, e già questa vampa era fatta un incendio. È sangue di Nino, e fortemente vuole tutto ciò ch'egli vuole. Ma la bellissima giovinetta che l'aveva infiammato, di repente morì, e tu già indovinerai di qual morte. Ella risusciterà nel tempio di Belo, quando per placare gli Dei, corrucciati contro l'Armena....

— L'Armena! — esclamò Semiramide.

— Sì! così chiama Zerduste la donna che, per castigare un fuggitivo tributario, mette a rovina l'impero. Egli ciò dice, non io. Or dunque, ella risusciterà, la fanciulla di Ninia, nel tempio di Belo, quando, per placare gli Dei corrucciati, il giovinetto, ribelle a sua madre, abbia cinto corona di re; morrà tosto, se egli la depone; così hanno decretato gli Dei.

— Orribile! orribile! Ma egli, l'astuto malveggente, morrà! E morrai tu, suo complice infame; tra i più feroci tormenti, morrai!