— T'intendo! — interruppe Faleg, notando il rossore subitaneo che imporporava le guance della regina. — Ma perchè dir loro il tuo proposito fin d'ora? Tempo ti resta a pensare.

— Ho pensato; — soggiunse ella; — perchè tacerei?

— Perchè eglino, i tuoi nemici che stanno aspettando un forse preveduto diniego, rimangano ancora crucciosi nella loro incertezza. Pensa, o regina, ai giubilo che sentiranno, alle ire che non si periteranno di rinfiammare prontamente nel popolo, e consentimi di risponder loro per te. —

La regina assentì con un gesto lievissimo, e Faleg allora, vòltosi da' piedi del trono ai congregati, parlò:

— Cittadini di Babilu, Casdim venerati, e voi tutti seguaci delle fortune di Ninia, che mettete condizioni al ritorno nell'antica obbedienza per la regina degli Accad, oramai la nostra possente signora vi ha udito. Altro vi resta da aggiungere?

— No; — risposero i grandi rifuggiti in Barsipa; — muoia l'Armeno, e l'autorità di Semiramide non avrà più fidi sostegni di noi.

— Se gli Dei non sono placati, — soggiunsero i Casdim, — Ninia regnerà in sua vece. Così viva egli in perpetuo!

— E noi, — gridarono gli anziani, — aspetteremo che il signor delle sorti ci mostri a cui dovremo obbedire. Ninia è il re consacrato e i soccorsi di Media non sono lontani.

— Sta bene; — replicò Faleg, con voce impressa di guerresca baldanza; — li vedremo noi primi, i vostri soccorsi di Media.... se la regina vorrà. Andate, frattanto la possente signora degli Accad, cui Belo ha concesso l'impero dello scettro e la vittoria della spada, si raccoglierà nella solitudine de' suoi alti pensieri, mediterà le proposte, chiederà lume d'inspirazione a Nebo, al veggente consigliero dei re. La tregua spira domani; prima che il raggio di Sam si specchi nei sette colori della gran torre di Barsipa, i ministri della reggia vi annunzieranno ciò che la regina avrà risoluto di fare. —

Il parlamento ebbe fine con queste oscure parole di Faleg. Taciturni, dubbiosi, uscirono i congregati dalla sala di Nemrod. Invero, essi erano inquieti a ragione. Il silenzio della regina somigliava troppo a quella cupa tranquillità di natura, che precede lo scoppio della tempesta.