— Grazie, buon Faleg! — ripigliò Semiramide, crollando mestamente il capo. — Dedicare la vita dei nostri servi ed amici ad utili imprese non è più dato oramai; nè alcuna io vorrei sacrificarne, per consolare una stolta vanità colla pompa d'una rumorosa caduta. Tu sei libero, o Faleg; nessun vincolo d'obbedienza ti lega più alla regina; soltanto al fedele servitore, al costante amico, Semiramide chiede oggi un servizio.

— Parla! — diss'egli commosso. — Ogni tuo desiderio sarà legge per me.

— Esci di Babilonia, e sia teco una scorta d'uomini, quanti reputerai bisognevoli, ma scelti tra i più fedeli e i migliori de' tuoi. Si tratta di campare un uomo da morte; — aggiunse ella con imperioso e rapido accento; — la salvezza di quest'uomo è l'ultima volontà della regina degli Accad. Vanne dunque subito a lui.... m'intendi? a lui! Per le segrete scale che conducono al gran sotterraneo, guidalo fuori di Imgur Bel. Se alcuno dei cittadini lo ravvisasse, potrebbe aizzare contro lui la rabbia d'una moltitudine forsennata. Ciò devi ad ogni costo evitare....

— E impedire, fino all'ultima stilla del nostro sangue! — soggiunse Faleg. — Non dubitare! Sacro per te, il re d'Armenia è sacro per ogni tuo servitore.

— Sta bene; — ripigliò Semiramide. — Travestito, o celato in quel modo migliore che a te consiglierà la prudenza, lo condurrai per la via di Gomer, sulla sinistra dell'Eufrate, fino alle contrade di Assur. Meglio sarebbe che tu potessi accompagnarlo fin oltre il paese di Nahiri....

— Ed anco al passo di Lukdi! — interruppe Faleg sollecito, andando incontro ai voti della regina. — Non mi dire di più; la vita sua sarà salva. —

Semiramide si accostò ad uno stipo d'ebano, riccamente scolpito, e ornato di bei fregi d'argento.

— Prendi; — ella disse; — qui son gemme d'altissimo pregio. Sia tutto tuo, quanto potrai recare con te. Eccoti ancora; questo è il mio suggello regale; forse, lunge dalla città che reca l'impronta de' miei benefizi, la sua autorità sarà ancora onorata ed esso potrà in alcun tuo bisogno giovarti. Ed ora, o Faleg, giurami che tutto farai giusta il mio desiderio; giurami che condurrai salvo il prigioniero fuor della terra di Sennaar, nè lascerai di custodirlo fino a tanto egli non sia lontano da ogni pericolo.

— Pe' sommi Dei te lo giuro! Mi colga lo sdegno di Auv; mi faccia Nergal il più codardo e il più dispregevole dei guerrieri di Babilu, gli spirti d'abisso m'involgano nelle tenebre eterne, se a questo nobile ufficio io non consacrerò le forze tutte dell'animo, la virtù del braccio e la vita. Ma tu frattanto, o regina?...

— Io? Non temere, — gridò Semiramide, con aria di serena baldanza; — io mi sottrarrò, checchè avvenga, alle insidie dei tristi. Son figlia a Derceto; nol rammenti tu forse? Il giorno che a me non resti più luogo sulla terra, le sacre colombe della materna Dea mi rapiranno a volo pe' cieli. Statti di buon'animo, o Faleg; va, e pensa a ciò che m'hai giurato di fare. —