— Un uomo chiede parlarti.
— Il suo nome? — proruppe ella, a cui il cuore avea dato un sobbalzo.
— Regina, te ne prego, non ti turbi l'annunzio; — soggiunse l'eunuco, che era lungi dallo argomentare la cagione di quell'ansia subitanea; — è il principe di Bakdi che dimanda di essere introdotto alla tua presenza. —
La vista improvvisa d'un serpe cui lo sbadato viandante abbia molestato ne' suoi meridiani riposi, non arrecò mai così fiero turbamento, come quello che sentì la regina, all'udire quel nome e la richiesta inattesa.
— Zerduste! — esclamò, quasi sperando di avere male inteso.
— Sì, egli stesso, o regina. Egli viene sulla fede sacra della tregua, che spira domani. Conduce seco una scorta numerosa; ma solo ed inerme entrerà al tuo cospetto. Gravi cose lo spingono a typo questo passo, nè egli si allontanerà, fino a tanto non ti degni ascoltarlo. —
Semiramide stette alquanto perplessa, combattuta da sdegno, da ripugnanza e stupore.
— Che vuole costui? — diceva ella tra sè. — Ah, certo, un nuovo tradimento egli medita; un nuovo colpo si prepara a ferire. Riposa sulla fede della tregua, il malvagio! E l'ha tenuta egli forse, la fede giurata alla regina degli Accad? Ha egli risposto lealmente alla sincera fidanza della nostra amicizia? Alta sapienza dei tristi! Credono essi alla virtù che non hanno, fondano i loro perversi disegni, tendono le insidie scellerate, sulla magnanimità delle vittime loro. E mi conoscono bene addentro, costoro! Mi sanno generosa, gl'infami! Esser diversa da loro, com'è diversa la luce dall'orror delle tenebre, ecco il vantaggio che mi resta sovr'essi, ed ecco altresì l'arcana ragione della loro vittoria. Oh, perchè non sarei io malvagia un istante, un solo istante, com'essi? —
Così pensando, la regina non aveva più posto mente alla presenza e alla aspettazione di Hurki.
— Che debbo io dirgli, mia clemente signora? — si fece egli allora a domandarle.