— Sì; e perchè mi fugge? perchè mi disprezza egli? — tuonò la regina. — Non l'avete voi con arti tenebrose ingannato, o santi della Triade? —
A quelle parole, in cui si mostrava così intieramente scoverto il segreto delle sue macchinazioni, levò la fronte Zerduste e rimase alcuni istanti stupefatto a guardarla.
— Ah! — notò egli poscia, dissimulando in un ghigno l'interno dispetto. — Fiacco credevo, non traditore Sumàti. A che dunque morire, precipitarsi disperato nelle acque salse di Van (imperocchè questo da parecchi giorni m'è noto), se tutto ti aveva egli disvelato l'inganno? —
Così disse, nel colmo della sua meraviglia, Zerduste, parendogli sciocca la loquacità di Sumàti, se era deliberato di morire, e più sciocca la morte, dopo essersi disposto a parlare. Ma neppur egli fu savio; quello il rimorso, lui faceva imprudente l'amore. E invero le sue parole ebbero eco lì presso; un avido orecchio le accolse.
Intanto la regina a lui di rimando:
— Chiedilo all'ombra sua, tu che evochi dal negro abisso gli spiriti e fai mentire gli estinti! —
Ma già Zerduste si era riavuto dal suo primo stupore. Ciò ch'egli sapeva del regal prigioniero e della sua ira tenace, gli mostrava come fosse tornata inutile a lei la loquacità dell'Indiano.
— Per altro, a che ti giova? — proseguì egli, senza por mente al sarcasmo. — Ara è caduto in poter tuo; è tuo prigione; e tu non hai potuto altrimenti mitigare quell'odio, che la Triade gli ha così profondamente stillato nell'anima. Egli ti abborre e ti sfugge; questo io so, senza mestieri di evocare uno spirito imbelle. Hai vinto il re, non soggiogato l'amante; e Bared si è sottratto colla fuga al pericolo dei tormenti, Sumàti colla morte alla vergogna della sua debolezza; nè l'uno, nè l'altro furono al capezzale del risanato garzone, per dirgli che tu eri sempre degna di lui, e che lo aveva ingannato il malvagio Zerduste. Che farai tu? Morrai; me lo dice il tuo sguardo già disviato dalle miserie terrene. Ma bada; non morrai come speri, da regina e da figlia di Dea; morrai dispregiata da lui, non giustificata da coloro che tu volesti nemici. Pensa dunque, o Semiram; vedi per chi tu muori, e perchè. Ti amava egli davvero, un uomo che dubita di te, che ti disprezza, solo perchè un'ombra vana ha parlato? Ah, l'amor mio non sarebbe caduto in questo laccio volgare! L'amo, avrei detto al fantasma; tu amico un giorno, essa la donna mia per tutta la vita! — Ma pensa; ella fu nelle braccia di ben altri anzi che nelle tue.... — L'amo! — Ma bada; ella uccide, impudica e feroce, gli strumenti delle sue voluttà.... — L'amo; che importa? l'amo. Non è egli un gaudio celeste, l'amore? La morte al colmo della beatitudine, non è forse il dono più grato de' cieli?
— Vile amore, che nel disprezzo si nutre! — esclamò la regina.
Ma ancora non aveva ella pronunziate quelle acerbe parole, che un rumore di passi precipitosi si udì e il re d'Armenia balzò dal colonnato nella camera; il re d'Armenia cogli occhi fiammanti di collera, non più potuta reprimere, e la spada lampeggiante nel pugno.