Erano rimasti soli, Semiramide e il re d'Armenia; ella profondamente turbata, ma contegnosa e severa all'aspetto; egli vergognoso e tremante, come chi è spettatore d'un'alta rovina e la sa opera sua. I pensieri che turbinarono in quelle due anime, tutto ciò che significarono i loro sguardi in quel solenne istante di pausa, si può immaginar nella mente non dire.
Un senso di scontentezza, forse più veramente d'indomato rancore, serpeggiava nel petto della regina. Lontano e fuggente, com'ella credeva, Semiramide lo aveva difeso contro i sarcasmi di Zerduste; vicino e certamente pentito, le pareva di odiarlo.
— E tu, che vuoi? — gli disse ella con accento sdegnoso.
— Il tuo perdono; — rispose Ara umilmente. — Ho tutto udito, e tutta misuro la grandezza del mio fallo. Non v'ha pena, per quanto grave ella sia, che io non meriti da te. Sono in odio a me stesso ed ho la morte nel cuore. —
La voce del giovine era supplichevole e imbevuta di lagrime; ma in quella voce lusinghiera a lei parve di udire il sibilo del tentatore. Non era forse quello l'accento soave che già una volta l'aveva soggiogata e tradita? Però stette ella inflessibile.
— Come tu qui? — soggiunse ella poscia. — Ov'è Faleg.
— Poc'anzi, — rispose egli sollecito, — io mi sono spiccato da lui. Avevo udito delle proposte a te fatte, delle condizioni messe dagli anziani di Babilonia al loro ritorno nell'antica obbedienza. Potevo io partire? accettare una vita ed una libertà che a te costassero il regno, fors'anco la sicurezza della persona? Risolsi di portarti il mio capo; io stesso sarei disceso dalla reggia, ma per via discoperta, incontro a' tuoi nemici, ai carnefici miei. Ed eccomi pronto.
— No, gli è inutile! — esclamò la regina. — Non lo consentirebbe la maestà del mio nome; — aggiunse ella gravemente, dopo un istante di pausa, in cui parve risolversi a temperare l'asprezza delle sue prime parole. — Ciò che ho risoluto sarà. Tu sei libero; parti, che non abbiano a ritrovarti in Babilonia domani.
— Ma tu, allora? — disse Ara sgomentito. — Ma tu?
— Io.... — ripigliò Semiramide, con labbra atteggiate ad un freddo sorriso. — Io mi sottrarrò alla rabbia dei tristi.