— Gran Semiramide, — diss'egli poscia, levando le mani verso di lei, — possa tu vivere in perpetuo!

— Sorgi, — disse a lui di rimando la regina, — e mostraci la successione dei sari e dei sosi, dal giorno che Bel, il gran dio creatore, balzò fuori dal tempo senza limiti, infino a questo dì fortunato.

— Ciò che tu chiedi sarà fatto: — rispose alzandosi da terra lo scriba. — Gli Accad hanno diligentemente notato ciò che ad essi tramandarono i padri loro. I moti degli astri, le apparizioni degli Dei e le glorie dei re, tutto è vergato nelle foglie di papiro, la mercè dei sacri caratteri, che Oanne ha insegnati agli abitatori di Sennaar. —

Un alto silenzio si fece allora nella sala del convito. Lo scriba si assise su d'uno scanno, davanti alla regia comitiva, e, recatosi tra mani un volume di papiro, ne ruppe il suggello di creta; indi, svolgendo le pagine, così prese a leggere, in mezzo all'attenzione universale, gli antichi ricordi della stirpe di Accad.

CAPITOLO VII. Le prische Istorie.

«Nel principio, tutto era tenebre ed acqua, per entro a cui si movevano confusi gli elementi di ogni cosa che è. Forme strane di viventi erano allora; mostri con due facce e quattro ali, o con due teste e corna e pie' di caprone, o di cervo, centauri, sirene, tori dall'aspetto umano e cani che finiano in coda di pesce, insieme con molte altre specie di rettili e serpenti di smisurata lunghezza. In questa confusione di tutte cose, regnava silenziosa la gran madre Omoròca, detta Talatta, nel sacro idioma dei Casdim.

«E allora comparve Bel, il dio della luce e dell'aria. Venne egli con le sue innumerevoli schiere di Baalim, e d'un colpo della sua spada fiammeggiante, divise Omoròca, in due parti. Così furono il cielo e la terra.

«Ora avvenne che quell'immondo brulicame di mostri non potè sostenere la gran luce del Dio, e giacquero spenti. E Bel ferì il suo collo, e ne piovvero rivi di sangue. I Baalim, seguendo l'esempio, vi mescolarono il loro e ne nacquero gli uomini, per tal guisa ragionevoli e partecipi dell'intelletto divino.

«Allora fu il tempo. E, avendo Bel creato le stelle, il sole, la luna e i cinque pianeti, incominciò l'età prima, per la terra di Sennaar. Dieci re vi regnarono, da Ailuro infino a Chisutro, e fu questo tempo di centoventi sari, ognuno dei quali novera tremila e seicento rivoluzioni del sole.

«Ad Ailuro, che fu il primo re, succedettero Alapùr ed Almelon; a questi, Amènnone, il prediletto dei cieli. Imperocchè, essendo egli sulla riva del mare, vide emergere dai flutti Oanne, il dio Marino, il gran pesce, che ha voce ed aspetto umano. Questi non prendea cibo, siccome è costume degli uomini; appariva ogni mattina alla spiaggia e ogni sera s'inabissava nei gorghi. Fu egli che insegnò ad Amènnone l'uso delle lettere sacre e l'arti che fanno felici gli uomini, il seminare, il raccogliere, il radunarsi a civile consorzio, murare città, edificar templi e far sacrifizi agli Dei.