«Prima di quel tempo, gli uomini non avevano leggi, nè riti. Viveano essi sotto le tende, o vagavano per la pianura a guisa di fiere; ammiravano le pietre e temevano il fulmine, che si sprigiona dalle nubi. Ma dopo gl'insegnamenti di Oanne, conobbero gli Dei ed offersero loro i frutti della terra. Così nacque il culto di Oa, il nume emerso dai flutti, il re del mondo inferiore; di Bel, il risplendente, il demiurgo, l'ordinatore di Omoròca; di Ilu, il signore delle acque, e così di tutte le altre personificazioni della potenza suprema, infino a dodici, aventi in sè doppia forma, virile e femminea.

«Morto il savio Amènnone, gli succedette Magalur, e a questi poscia Davon, durante il cui regno apparvero gli altri quattro legislatori uominipesci, e seguitarono la santa opera di Oanne, insegnando alle genti. Al re Davon tenne dietro Eduruc, nel cui tempo apparve il pesce Dagone; indi regnarono Amenfino, Ossiarte e Chisutro.

«Costoro erano giganti e vivevano oltre la misura assegnata poscia ai mortali. L'ultimo di essi, Chisutro, regnò dieciotto sari, innanzi il giorno del diluvio, ossia sessantaquattro mila ottocento rivoluzioni del sole. Fu egli uomo pio, dotto delle antiche memorie, a lui lasciate da' suoi maggiori, le quali fe' incidere su tavole di pietra insieme con la legge sacra dei cinque comandamenti.

«Ma, come egli era pio e temente della giustizia celeste, così non erano gli altri uomini, la cui malvagità si stendea sulla terra, spregiandosi comunemente la legge e corrompendosi ogni pensiero. Da lunga pezza i savii, raccolti nella contemplazione degli astri, profetavano la fine del mondo; ma gli uomini, induriti nelle perverse consuetudini, aveano in non cale i certi segni del cielo.

«Allora il pesce dio apparve dall'onde a Chisutro, imperocchè questi avea trovato grazia appo i celesti, e gli annunziò l'imminente diluvio, che avrebbe travolto e distrutto ogni creatura vivente. Intendesse egli a costrurre una nave ed entrasse in quella, co' figli del suo sangue e famigliari suoi, preparandosi a navigare, dappoichè l'ultim'ora pei malvagi era giunta.

«— E dove volgerò io il corso? — aveva chiesto Chisutro.

«— Verso gli Dei! — rispose Oanne. — In essi soltanto è il porto di salvezza. Sta di buon animo, o Chisutro! Le tavole della legge sacra e le antiche memorie de' padri tuoi, seppellisci sotto la pietra angolare di Sippara; sia la tua nave così vasta da poter contenere ogni sorta di cibi, semi della terra ed animali utili al servizio dell'uomo; spalmala di bitume entro e fuori, così che essa resista all'imperversare delle acque, e, tosto che avrai finito l'opera tua, chiuditi in quell'arca sicura, insieme co' tuoi, perocchè in quel punto si squarcieranno gli abissi e comincierà la rovina dei flutti.

«Obbedì ai comandamenti Chisutro, e tosto, con l'aiuto d'un sapiente architetto, che il pesce dio gli aveva indicato, attese alla costruzione della nave. E questa fu la misura della gran mole: cinque stadii pel lungo e due di larghezza. Ivi entrò Chisutro, insieme con la moglie, i figli suoi, le mogli e i figli di ciascheduno, che moltissimi furono. E dentro la nave erano cibi in abbondanza, sementi d'ogni pianta e una coppia d'ogni specie animali, lasciando fuori tutti quelli che nascono dal putridume e dai vapori della terra, imperocchè lo spirito di questi non è emanato dal sangue degli Dei.

«Intanto gli abitatori del mondo perduravano nella empietà e spregiavano Chisutro, che in sì gran mole erasi messo a riparo. Ma posciachè egli fu nella nave, con tutti i nati e famigliari suoi, il cielo incontanente oscurò, cadde la pioggia e il mare straripò con furia; Ilu, il signore dell'acque, sconvolgeva gli abissi. La nave allora fu sollevata sui flutti, e un pesce di smisurata grandezza venne a collocarsi davanti la prora, guidando il legno per mezzo a quella rovina di elementi scatenati. Era egli Oanne medesimo, e Chisutro ben vide che la mano d'un dio li proteggeva, imperocchè il furore della tempesta e la violenza dei flutti niente potevano contro di loro.

«Lunghi giorni durò la collera d'Ilu, per modo che tutti i monti più alti ne furono coperti ed ogni carne che si muove sulla terra, perì. E come furono le eccelse cime così soverchiate, incominciò il gran mare a chetarsi, il cielo si rattenne dal piovere, e le acque andarono a grado a grado scemando. Raffidato da quell'alto silenzio, Chisutro mandò fuori dal tetto della nave una coppia di uccelli, per sincerarsi se la terra fosse in alcun luogo scoverta; ma gli uccelli, non avendo trovato cibo, nè luogo ove posarsi, tornarono a lui. Ed egli, dopo alquanti giorni, mandonne altri, i quali tornarono con le zampe imbrattate di fango. Altri finalmente ne mise fuori, i quali non tornarono più; sola, tra questi, una colomba, venne alla nave, recando nel becco un ramoscello d'olivo. Donde egli conobbe che la terra rinasceva dall'acque; e allora, scoperchiata la nave, vide esser questa posata su d'una vetta dell'Ararat.