Ed ecco ciò che Ara vi lesse:
«Tu ami e credi di essere amato. Ora, vuoi tu conoscere il vero? Sandi, il tuo Sandi, te lo dirà egli stesso, pur che tu il voglia. La gran luce ti aspetta. Ma bada, per giungere ad essa, v'hanno terribili prove a sormontare, fatte soltanto per animi forti.
«Hai tu ardire? Hai tu sete di verità? Ricordi tu l'antica amicizia? Davanti a te, a' piedi della parete che reca scolpita l'immagine del leone alato, si apre un vuoto, che ti guiderà fino a me. Pensa e risolvi.»
Null'altro si leggeva nel foglio. Soltanto seguivano alcuni segni scoloriti, che ad Ara non venne dato d'intendere. Da que' segni, gli occhi del re d'Armenia corsero alla parete. Il leone alato vi si vedeva scolpito sopra una tavola di alabastro dipinto, e pareva guardarlo, co' suoi occhi di smalto. Un sudor freddo gli corse a quella vista per l'ossa, e le chiome gli si rizzarono sulla fronte.
Senonchè, a' piedi della parete si vedeva il pavimento liscio e lucente, senza alcun segno che indicasse una apertura sotterranea. Il re d'Armenia balzò in piedi, corse laggiù e guatò lungamente il suolo, ma invano. Tornò allora al lume della lucerna e si fece a legger da capo il papiro. Un altro verso di scritto era apparso nel foglio.
«La botola è aperta; mettivi il piede, animoso....»
Ara tornò a guardare. E appunto allora gli venne udito un rumor sordo, un cigolìo come di serrami smossi. E tosto una cateratta si aperse, discese, e una buca spalancata si mostrò nel pavimento.
Il re d'Armenia era prode tra i prodi; ma quello spettacolo, e dopo quella lettura, non era tale da lasciarlo tranquillo. Tuttavia, non apparve inferiore al suo nome. Vi hanno uomini che il pericolo imminente, non che abbattere, rinvigorisce. Un nemico ignoto e invisibile? Un agguato? Suvvia! egli è dei valorosi il farsi innanzi, checchè avvenga, e solamente a conforto della propria dignità. Mancano gli spettatori; che importa? La coscienza del prode non è ella presente a sè stessa?
Ritto, immobile, cogli occhi sbarrati, rimase un tratto, guardando da lunge la buca; indi, come trascinato da una arcana virtù, mosse a quella volta, si affacciò in sull'orlo e cacciò lo sguardo avido nel profondo.
Un pozzo di scale gli venne veduto là dentro. Si scorgevano i larghi gradini di mattoni scender giù ad un pianerottolo, donde un altro braccio si partiva, voltando ad angolo retto; ed altri man mano andavano in giù digradanti, la cui sequela si perdeva nel buio. Nessun rumore di passi, od altro simigliante, giunse all'orecchio del giovine; tutto era silenzio in quel baratro; solo un alito, un senso lievissimo, quasi un odor di frescura, venne di là dentro a sfiorargli la guancia, come per dirgli che quello non era un sepolcro e che l'aria respirabile non vi faceva difetto.